Il contrappasso di Gianfranco: fare da spalla a Montezemolo

Ne valeva la pena? La risposta magari non ci sarà mai, ma tutti quelli che seguono le acrobazie politiche di Gianfranco Fini prima o poi questa domanda se la fanno. Non è per farsi gli affari degli altri, ma il presidente della Camera è parecchio tempo che sta cercando di smarcarsi dal berlusconismo. Alessandro Campi, che ha dato la copertura intellettuale al finismo, parla di due anni di progetti, sudore, fatica, azzardi e guerriglia. L’idea da vetrina era costruire una nuova destra, con uno sguardo al futuro, libera dal carisma del Cavaliere, vicina a certi salotti della borghesia aristocratica, con un pensiero facile da digerire anche a sinistra. L’obiettivo più serio era dare un futuro da numero uno a Fini. L’ex leader di An era stanco di aspettare il suo turno. Non sopportava più, visceralmente, Berlusconi. Tutta la sua offensiva mirava a una resa dei conti. Il Cavaliere è vecchio, io sono il nuovo.
Qualcosa però non ha funzionato. Campi lo sa, le conseguenze delle azioni umane, e quindi anche di quelle politiche, sono difficili da ingabbiare, da prevedere. Sono infinite. La strada dell’inferno è lastricata di buone intenzioni. E quelle di Gianfranco non erano neppure tutte buone. I finiani hanno scardinato il Pdl, sfibrato la maggioranza e reso più debole il governo. Questo smottamento ha aperto uno spazio politico. È lì che si sta infilando Luca Cordero di Montezemolo. Fini sta tirando la volata a un signore, che nel bene e nel male è uno dei simboli dei «poteri forti», senza avere il carisma e il coraggio per farlo diventare un suo gregario.
È da qui che viene la prima domanda. Ma Fini ha fatto tutto questo chiasso solo per diventare il vassallo, o il delfino, di Montezemolo? Davvero vuole passare tutta la sua vita come numero due? Sembra di sì. Il rischio è serio.
Molti segnali indicano che Montezemolo possa presto candidarsi come anti-Cav, leader di quella coalizione vasta e multicolore che si riconosce in un solo ideale: far fuori Berlusconi. Il Corsera gli sta tirando la volata. L’Espresso fa notare che i sondaggi lo danno in fuga. Bersani e Enrico Letta lo corteggiano in pubblico. Non sarà mica lui il famoso Papa straniero? Sembra di sì. Montezemolo ci sta pensando, gli altri sembrano gradire. Le carte verranno presto scoperte. Un po’ tutti guardano il calendario e sono convinti che si andrà a votare a marzo. Questo significa che tutti i protagonisti seduti al tavolo da gioco si stanno facendo gli ultimi accordi. La coalizione anti Cav, è chiaro, se vuole sperare di vincere non può andare sparpagliata. Quindi l’ipotetico Papa straniero, che secondo i primi indizi potrebbe essere appunto Luca Cordero, dovrebbe guidare una coalizione con il grande centro (Casini e Rutelli), il Pd (margheritini e post comunisti), Di Pietro, quel che resta dei Verdi, Bonino e Pannella, e perfino quell’ala sinistra che parte da Vendola e si perde in mille sigle più o meno sommerse. La presenza della sinistra movimentista non è, dal punto di vista politico, scontata. Bisogna far digerire la cosa a Casini e anche ai cattolici Pd, ma sta diventando indispensabile se i numeri sono quelli di cui parla Ilvo Diamanti su Repubblica. La galassia di Rifondazione e compagni sembra viaggiare su un 10 per cento dei voti, tutti rubati alla propria destra, cioè a Bersani e al suo partito. La grande occasione di sconfiggere Berlusconi potrebbe tentare uno come Montezemolo. Il problema sarà poi governare, ma questa è storia antica.
Qui arriva il dilemma di Fini. Che fa Gianfranco? La sfida elettorale si annuncia binaria, zero o uno. O stai di qua o di là. Sarà una battaglia campale. Troppa gente in questa sfida si sta giocando la sopravvivenza politica. I finiani continuano a dire che loro sono la destra, stanno a destra, sono una variante del Pdl berlusconiano. Questo in teoria significa che si schiereranno a destra. Cioè Fini, ammesso che Berlusconi lo voglia, resta a fare il secondo riluttante e rompiscatole. È più facile che si schieri con gli anti Cav. Il dissidio è umano e senza dubbio Fini vuole la morte (politica) di Berlusconi. Perfetto. Sarà uno dei tanti colonnelli intorno a Montezemolo. Uno che si gioca il futuro in una concorrenza interna con Casini, Rutelli, D’Alema, Bersani, Franceschini, Veltroni, Vendola, Di Pietro. Non è neppure il più forte. Se gli va bene il delfino. Se gli va male un fallito. Ne valeva la pena?