"Contrari al rinvio: se si deve fare meglio il 21 giugno"

"La nostra battaglia è giusta: l’election day sarebbe stato incostituzionale, falsava il quorum"

Roma - Onorevole Cota, volete fare la crisi sulla data del referendum elettorale?
«La Lega è disponibile a svolgere il referendum il 21 giugno, la nostra posizione è questa. Ora la partita ce l’ha in mano Maroni, che dovrà fare le consultazioni con i vari partiti e portare la soluzione al Consiglio dei ministri».

Non chiedete più il rinvio di un anno, anche se un sì al referendum potrebbe essere molto penalizzante per voi?
«No, siamo contrari al rinvio, siamo disponibili a far svolgere il referendum il 21, va bene il 21».

E quindi i rapporti con il Pdl come sono in questo momento?
«Assolutamente buoni. Mi sembra che nella maggioranza non ci siano contrasti particolari, nel senso che c’è stata una discussione e poi alla fine si è dato mandato a Maroni di fare le consultazione con una linea prevalente per la data del 21 giugno».

Avete valutato che puntare i piedi adesso, in un momento così difficile per crisi e terremoto, non era un bel modo di porsi davanti agli elettori?

«In questo momento ci sono problemi assolutamente prioritari rispetto alla legge elettorale. Ma la Lega non fa mai casino tanto per farlo, fa delle battaglie giuste e dice cose giuste. Non si poteva accorpare il referendum alle elezioni europee perché sarebbe stato incostituzionale e non avrebbe garantito libertà di scelta dei cittadini. Noi adesso diciamo: se il referendum si deve fare, si faccia. Ma non il 6 e il 7 giugno».

Svolgendo il referendum lo stesso giorno delle elezioni europee, come vi accusano dall’opposizione, si sarebbero però risparmiati soldi.

«Ma è contro la Costituzione. E il problema sollevato dall’opposizione sui costi del referendum è sciacallaggio politico. Allora si potrebbe dire che il referendum costa solo perché è stato indetto. Anche le elezioni hanno un costo. Mettere in relazione questo discorso con il terremoto dell’Abruzzo non ha alcun senso. È una cosa vergognosa. È incredibile come l’opposizione, al posto di fare sciacallaggio, non spieghi quali sono le conseguenze di questo referendum».

A parte l’incostituzionalità, perché il 6 e il 7 giugno non va bene?
«Se si abbina un referendum a una consultazione generale, si falsa la possibilità dell’elettore di non andare a votare. Il referendum deve raggiungere il quorum con le proprie gambe».

E il 21 giugno?

«Non c’è una consultazione di carattere generale e quindi non si altera la funzione del referendum. Si può anche realizzare una razionalizzazione e un contenimento dei costi, e Maroni ci sta lavorando. Se si sceglie questa data però sarà necessario un decreto».

Sul merito cosa dite?

«L’eventuale riforma elettorale non darebbe ai cittadini più poteri: stabilisce che il premio di maggioranza non sia più ripartito tra una pluralità di liste, ma che venga assegnato a un’unica lista, basta che raggiunga un voto in più. Ne deriverebbe una legge simile, anzi peggiore, rispetto alla legge Acerbo del 23, lo strumento giuridico con il quale Mussolini andò al potere».

Ma non è stata la maggioranza a volerla.

«No, anzi la maggioranza sta facendo la parte che dovrebbe svolgere l’opposizione a tutela delle libertà dei cittadini».

Organizzerete una campagna d’informazione per il «no»?

«Spiegheremo che questa riforma sarebbe lesiva della libertà di scelta».

Se questo referendum dovesse passare che decisioni prenderete? Entrerete nel Pdl?

«La Lega non ha paura di niente, perché con qualunque tipo di legge elettorale ha la forza della gente e del voto. Avendo tutto questo, non c’è legge elettorale che tenga. E all’interno della maggioranza è giusto che ci sia una dialettica. L’ha scritto anche recentemente Violante sulla Stampa. Al posto di fare demagogia come Franceschini, sottolineava il valore aggiunto, per la stabilità politica, della dialettica, ed esprimeva un giudizio negativo sul referendum».