Contratti, bocciato l'accordo separato di gennaio. Cgil esulta

Tre milioni e 400mila lavoratori (il 96,27%) hanno bocciato l'intesa firmata a fine gennaio da Cisl e Uil per la riforma del modello contrattuale. L'accordo non era stato siglato dalla Cgil. Epifani esulta. Bonanni lo bacchetta: &quot;Quel referendum è una clamorosa panzana&quot;<br />

Roma - Il risultato sicuramente farà discutere. A livello sindacale ma non solo. Di sicuro, infatti, avrà ripercussioni anche a livello politico. Sono tre milioni e 400mila i lavoratori che hanno detto no all'intesa di riforma del modello contrattuale, siglata alla fine di gennaio da Cisl e Uil, non firmato dalla Cgil. Complessivamente hanno partecipato al referendum 3,6 milioni di persone. Il 96,27%  ha bocciato la riforma. A rendere noti i dati è Cgil, che ovviamente esulta. Confrontando i risultati con la consultazione promossa da Cgil, Cisl e Uil nel 2007 sul protocollo sul welfare, si tratta del 71% di quanti parteciparono a quel voto.

Epifani: risultato straordinario "È un risultato assolutamente straordinario" ha commentato il segretario generale della Cgil, Guglielmo Epifani, sottolineando che "questo voto rafforza la posizione assunta" dalla Confederazione di corso d’Italia e che il no, a questo punto, non potrà essere ignorato. "Non condividiamo l’accordo e non condivideremo gli accordi settoriali che si muoveranno su quello", ha inoltre aggiunto il leader sindacale: "Andiamo avanti con piattaforme separate".

Bonanni: "Una panzana clamorosa" "Ci meraviglia che una organizzazione come la Cgil possa ricorrere ad una panzana così clamorosa solo per fare propaganda alla vigilia di una propria manifestazione. Ma in questo modo si mina la credibilità dell'intero sindacato confederale". E' questo il commento del segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, ai dati della consultazione della Cgil sulla riforma del modello contrattuale. "Non vogliamo davvero credere - aggiunge - che tutta la dirigenza della Cgil abbia oggi questa opinione. Come si fa infatti a ritenere un vero referendum, una consultazione indetta solo da una organizzazione e con dei quesiti posti da un solo sindacato? Questi sono metodi che esistono laddove non c’è democrazia. Dovrebbero avere maggiore pudore e cautela prima di sciorinare numeri e tirare conclusioni politiche. E' l'immagine di una Italia che non esiste più da tempo".

"Serve più umiltà" Per Bonanni "la Cgil dovrebbe avere più umiltà e rassegnarsi all'evidenza dei fatti: in Italia esiste il pluralismo sindacale che al proprio interno esprime una maggioranza larga di consenso certificato come l’ultimo caso della Piaggio ha dimostrato qualche giorno fa. Forse è proprio per coprire la debàcle nei posti di lavoro che si fa ricorso alla demagogia e al populismo. Per quanto ci riguarda, la Cgil farebbe bene a tornare presto nell'alveo unitario, confrontandosi con le altre organizzazioni e con le proprie controparti come fa un sindacato evoluto ed occidentale. Questo sarebbe un fatto utile per gli italiani e per i lavoratori tutti".