Contratti, Confindustria: "Avanti senza la Cgil"

Epifani: &quot;Per noi la trattativa è esaurita&quot;. L’ira della Marcegaglia: &quot;Vuole tornare alla scala mobile. Un Far West sui salari che ci allontana dall’Europa. Polverini (Ugl): <strong><a href="/a.pic1?ID=295084">&quot;E' un errore dire no adesso&quot;
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Roma - Accordo con Cisl e Uil, rottura con la Cgil. Il format Alitalia sta per ripetersi nella trattativa con la Confindustria sulla riforma del modello contrattuale. Stavolta, però, non ci sarà il recupero in extremis di Epifani. Ieri, alla ripresa del negoziato con gli imprenditori, il segretario ha detto: «La Cgil non si alza dal tavolo, ma per noi la trattativa si è esaurita». Si va dunque verso l’accordo separato.

Epifani considera insufficienti le numerose aperture della Confindustria, rispetto al documento iniziale. Accusa la Confindustria di mirare a una riduzione dei salari, impoverendo le buste paga con il nuovo indice depurato dall’inflazione importata dall’estero. Critica che Emma Marcegaglia respinge al mittente: «La Cgil chiede il ritorno alla scala mobile: è inaccettabile, ci porta fuori dall’Europa. Vogliono il Far West, dove si contratta su tutto e su tutti i livelli». E conclude: «Valuteremo l’ipotesi di una firma senza la Cgil, non ci faremo porre veti da nessuno».

Le nuove proposte degli industriali piacciono invece a Cisl e Uil. «Siamo ad un punto di svolta - commenta il segretario cislino Raffaele Bonanni - dopo che Confindustria ha sciolto alcuni nodi, l’impianto della riforma è abbastanza condivisibile. La Cgil - agiunge - non è l’alfa e l’omega del sindacalismo italiano». Ribadisce Luigi Angeletti, segretario della Uil: «L’incontro è andato bene, la trattativa è praticamente conclusa e possiamo dire che il 10 ottobre potremo avere un testo condiviso». La certificazione dell’isolamento della Cgil dovrebbe dunque giungere il prossimo 10 ottobre, quando le parti si rivedranno per l’affondo finale.

I punti essenziali di apertura da parte delle imprese riguardano il nuovo indice dell’inflazione, su cui calcolare gli aumenti contrattuali, e il secondo livello di contrattazione. Al posto dell’attuale inflazione programmata è previsto un indice previsionale triennale, basato sull’Ipca (l’indice armonizzato europeo) con una correzione che riguarda esclusivamente l’inflazione da energia importata dall’estero; si stabilisce inoltre una verifica fra inflazione prevista e andamenti effettivi, con eventuale recupero. Gli aumenti contrattuali decorreranno dal primo giorno successivo alla scadenza del contratto precedente.

Per quanto riguarda il secondo livello di contrattazione, ne viene stabilita la piena legittimità a livello aziendale o territoriale: sarà richiesto al governo di incrementare e rendere strutturale la decontribuzione e la detassazione degli aumenti salariali di secondo livello. Si è infine inserito un elemento di garanzia per chi non effettua aumenti di secondo livello, o non ha avuto aumenti da 4 anni. Non mancano alcune nuove regole sulle controversie (da affrontare con procedure di conciliazione ed arbitrato) e sulla rappresentanza sindacale. «Rispetto all’ultima inflazione programmata dal governo - spiega la Marcegaglia - il sistema individuato concede ai lavoratori un punto percentuale in più».

L’ultima versione del documento verrà presentata dalla Confindustria venerdì 10 ai sindacati confederali. Anche se l’accordo, come a questo punto sembra quasi certo, sarà a firma separata, le parti incontreranno successivamente il governo per la conferma degli impegni di riduzione fiscale e contributiva sugli aumenti di secondo livello. La sola defiscalizzazione vale, su base annua, due miliardi di euro; la decontribuzione significherebbe un risparmio di un ulteriore miliardo di euro per le imprese. Una partita, dunque, da circa 3 miliardi di euro. «Voglio sperare che le parti trovino un punto d’intesa, che per noi è determinante ai fini di prorogare la detassazione degli straordinari», dice il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi. Mentre il segretario di Rifondazione comunista, Paolo Ferrero, invita la Cgil allo sciopero generale.

Dalle altre organizzazioni dei datori di lavoro emergono posizioni differenziate. Confcommercio - che incontrerà i sindacati il 15 ottobre - valuta positivamente il lavoro fin qui svolto, mentre la Confapi chiede un tavolo allargato per negoziare un modello contrattuale adeguato alle piccole e medie imprese.