Contratti, Epifani prova la linea dura. E prepara la fuga a Bruxelles

Dopo aver lasciato il tavolo sugli statali il leader Cgil lancia l’ultimatum: secco "no" ai piani di Palazzo Chigi. Intanti, circolano voci di una candidatura al Parlamento Ue

Roma - Un Sergio Cofferati non sarà mai. Perché l’attuale sindaco di Bologna quando era segretario della Cgil si preparò un trampolino verso la politica di tutto rispetto: il Circo massimo, pieno come un uovo e colorato da tre milioni di bandiere rosse. Oggi a Guglielmo Epifani toccherebbe al massimo qualche antagonista scalmanato, ritratti del Che e bandiere israeliane bruciate. Compagnia che non gli appartiene. E che non è per nulla opportuna in tempi come questi, con un governo di centrodestra che ha il vento in poppa e gli italiani sempre più intolleranti verso estremismi e veti.

Posizione scomoda, insomma, quella del segretario della Cgil. Scomodissima se si considera che l’obiettivo di medio termine non potrà che essere quello sulla bocca di tutti: il salto dal sindacalismo alla politica. D’altro canto ai contorsionismi ci è abituato. Con Romano Prodi siglò un «patto di legislatura» e si ritrovò a difendere misure fiscali che - secondo calcoli degli stessi sindacati - penalizzavano proprio i lavoratori.

Oggi non va molto meglio, nonostante la situazione si sia rovesciata. Il segretario della Cgil è ancora una volta in bilico nello spazio strettissimo che gli rimane tra l’opposizione totale della sinistra interna al suo sindacato e l’altrettanto totale disponibilità a trattare di Cisl e Uil. Si ritrova di fronte un governo di centrodestra che ha scelto di dialogare, promette soldi in busta paga e arriva a chiedere la compartecipazione dei lavoratori ai risultati aziendali. Roba da socialdemocrazia tedesca. Fantascienza in Italia, e, quello che è peggio, messa sul piatto da un ministro, Maurizio Sacconi, che viene dal suo stesso partito e al quale è stato politicamente vicino.
Di fronte a questo scenario, almeno fino a pochi giorni fa, Epifani non aveva preso una posizione precisa ed era rimasto a rimorchio dei sempre più euforici Raffaele Bonanni e Luigi Angeletti.

Mercoledì la svolta. Il leader di Corso d’Italia ha fatto alzare la sua federazione della Funzione pubblica dal tavolo anti-fannulloni di Brunetta, prendendo a pretesto un bizantinismo che nemmeno i rissosi sindacati autonomi, specialisti nel genere, sono riusciti a comprendere.

Ieri, alla Conferenza di organizzazione della Cgil Epifani è andato oltre, tracciando un programma che fa della Cgil l’ultimo vagone del convoglio sindacale. Riforma dei contratti? «Non sarà facile». Che detto da chi nel 2004 portò al fallimento il primo tentativo di far decidere gli aumenti a livello locale o aziendale invece che nell’ingessato contratto nazionale, suona un po’ come un: non ci provate nemmeno. La detassazione degli straordinari? «Sarà di difficilissima gestione». Poi «è una scelta che divide i lavoratori, le donne dagli uomini, il nord dal sud, il lavoro pubblico da quello privato». L’abolizione dell’Ici sulla prima casa che piace al 90 per cento degli italiani? «Apre un problema con i Comuni e non affronta il tema dell’affitto». La proposta pratica della Cgil consiste in detrazioni fiscali non legate alla produttività, per 400 euro a testa e un costo di 5-6 miliardi di euro.

Non contento Epifani è entrato nel dettaglio delle altre scelte politiche adottate dal governo Berlusconi. Il reato di immigrazione clandestina? «Non ci trova d’accordo. Qui si passa il confine tra libertà e arbitrio». Poi addirittura: «È contrario a tutte le norme europee, espone il Paese ad un giudizio negativo, lede la nostra immagine». Il ritorno al nucelare? «Rischiamo di farle - ammonisce Epifani - quando probabilmente esisteranno centrali più sicure e meno costose: oggi, invece, le priorità sono rigassificatori, le fonti rinnovabili, la ricerca avanzata». In sostanza, aspettiamo l’energia atomica di quarta generazione. Il messaggio al governo è vago: «Si abbia la volontà di ascolto, se no salta il dialogo».

Nel complesso non sembrano premesse per schierare la Cgil con l’ala più radicale. Sembra più - osservava ieri un sindacalista - che si stia preparando a uscire dalla barca per approdare, magari, a un seggio da europarlamentare nelle liste di Veltroni nel 2009, un anno prima che scada il suo mandato. Un salto fuori bordo, non prima di avere dato un indirizzo preciso al timone. Quello meno impegnativo per il suo sindacato: verso sinistra.