Contratti di locazione per atto notarile?

Il nuovo articolo 474 del Codice di procedura civile continua a far discutere. Nella sua odierna versione, stabilisce - com'è noto - che gli atti ricevuti dai notai costituiscono titolo esecutivo, sulla cui base è possibile promuovere anche un'esecuzione forzata per consegna o per rilascio. Ci si è allora chiesti se questo valga, in particolare, anche per un contratto di locazione.
La risposta è stata negativa, sembrando impossibile che il legislatore abbia voluto, d'un tratto, eliminare tutto il (secolare) procedimento di convalida. E abbia anche voluto, sempre d'un tratto, eliminare tutto il procedimento di cui all'articolo 56 legge n.392/78 (recentemente valorizzato, tra l'altro) per la fissazione ad opera del giudice della materiale data di rilascio dell'immobile locato.
Ma ora, alla stessa tesi, si aggiungono anche altri argomenti. Si fa notare, così, che - oggigiorno - sia i contratti di locazione ad uso diverso dall'abitativo che, per l'uso abitativo, i contratti agevolati ed i contratti cosiddetti liberi, contengono duplici, per così dire, periodi contrattuali, al termine del primo dei quali si può solo agire da parte del locatore per diniego di rinnovo, valutabile nelle sue ragioni dal giudice.
E allora, cosa succederebbe in caso di contratto notarile? All'evidenza, i locatori - e trascurando i, pur decisivi, elementi di cui alla prima parte di questo scritto - dovrebbero, quantomeno, rinunciare al diritto di cui trattasi e dare per certo il rinnovo dopo il primo periodo, fissando l'impegno al rilascio da parte del conduttore solo al termine del secondo. Che è cosa impossibile a pensarsi, in concreto; e che fa comunque più danno che bene, sconsigliando allora qualsiasi locatore dal ricorrere alla stipula contrattuale per atto notarile.
Resta da registrare l'opinione di chi ritiene di superare le obiezioni esposte nella prima parte di questo scritto facendo notare che il controllo giudiziale sarebbe diventato da preventivo, a successivo (di opposizione all'esecuzione, invece che di convalida). Che, in materia così delicata, è davvero poco, atteso che in molti casi gli inquilini dovrebbero - evidentemente - promuovere il giudizio con un piede (o anche due) già fuori di casa.
*presidente Confedilizia