Contratti, sì dei sindacati alla riforma

Cgil, Cisl e Uil
hanno dato il via libera al documento sulle linee di riforma
della struttura della contrattazione. Gli obiettivi: &quot;più democrazia, maggiore vicinanza ai lavoratori e aumento delle retribuzioni&quot;. Angeletti a Confindustria: &quot;Apra il confronto&quot;. Spaccatura nella Cgil<br />

Roma - Le segreterie unitarie di Cgil, Cisl e Uil hanno dato il via libera al documento sulle "linee di riforma della struttura della contrattazione". L’ok è arrivato al termine di una riunione durata circa due ore e mezza. Ora il testo passerà al vaglio dei Direttivi unitari in programma il 12 maggio.

Approvazione all'unanimità Via libera all’unanimità dalle segreterie delle parti sociali al documento unitario sulla riforma del modello contrattuale. Un "sì" politico che arriva dopo anni di divergenze e che consegna al prossimo negoziato con Confindustria una posizione unitaria dei sindacati. Obiettivo della riforma sono il miglioramento delle condizioni di reddito, di sicurezza e qualità del lavoro attraverso la crescita della qualità delle sue reti materiali e immateriali, del suo stato sociale e della qualità, competitività e produttività delle imprese, come si legge nel documento approvato. Il testo che Cgil, Cisl e Uil negozieranno con gli industriali conferma i due livelli contrattuali: un contratto nazionale di sostegno e valorizzazione del potere d’acquisto per i lavoratori e un secondo livello di contrattazione incentrata sul salario e legata a parametri di produttività, qualità, redditività, efficienza ed efficacia.

Gli obiettivi della Triplice Obiettivi centrali sono il miglioramento delle condizioni di reddito, di sicurezza e qualità del lavoro dei lavoratori attraverso la crescita della qualità, del Paese, delle sue reti materiali e immateriali, del suo stato sociale e della qualità, competitività e produttività delle imprese. L’obiettivo del testo è quello di un accordo unico che definisca un modello contrattuale per tutti i settori pubblici e privati. "Va, quindi, aperto un tavolo con tutte le Associazioni datoriali e con il Governo - auspicano le parti sociali - la revisione della struttura della contrattazione definita dall’accordo del 23 luglio 1993 è parte della stessa strategia che sta alla base del confronto su fisco, prezzi e tariffe". La tutela e il miglioramento del reddito dei lavoratori "vanno perseguiti su due grandi terreni d’impegno tra loro complementari ed interdipendenti": quello "generale", che deve garantire un welfare solidaristico ed efficiente, un sistema di prezzi e tariffe trasparente, socialmente compatibile, in grado di frenare la ripresa dell’inflazione ed, in particolare, un sistema fiscale equo che preveda una forte riduzione della pressione fiscale sulle retribuzioni dei lavoratori dipendenti e sulle pensioni, e quello regolato dal sistema contrattuale su due livelli per tutelare il potere d’acquisto delle retribuzioni e per redistribuire la produttività.

Angeletti a Confindustria: "Aprire un confronto" "Ci auguriamo che confindustria sia coerente con le affermazioni fatte in questi giorni. Presenteremo la nostra proposta e chiederemo subito di aprire un confronto; vedremo così se davanti avremo gli imprenditori davvero desiderosi di aumentare i salari". Il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti, ha sottolineato l'importanza di una "piattaforma che serve a un obiettivo preciso: far aumentare, dopo dieci anni, le retribuzioni con un sistema più efficace ma anche con la riduzione delle tasse". La riforma del contratto, ha detto Angeletti rivolgendosi al futuro governo Berlusconi, "è una parte della torta". "Ora serve la ciliegina - conclude il segretario Uil - bisogna ridurre le tasse sul secondo livello e sui redditi da lavoro dipendente".

Montezemolo: "Servono riforme" L’Italia ha bisogno di "un’operazione verità, non solo sui conti, ma sullo stato generale del paese, che va ricostruito, perchè esce da troppi anni di non decisioni: ben venga una maggioranza forte, un dialogo costruttivo in Parlamento e un governo che affronti i grandi temi", a partire dalle riforme. Così il presidente uscente di Confindustria, Luca Cordero di Montezemolo, guarda al futuro e chiede al nuovo governo una riforma dello Stato. "Le imprese ce la faranno sempre - spiega - perché vanno fuori, ma rischia di non farcela l’Italia". Per questo serve una "riforma dello Stato, la riforma della seconde parte della Costituzione, dando più poteri al presidente del Consiglio e sul ruolo di Camera e Senato, che aprano al federalismo fiscale, la riforma della legge elettorale, l’abolizione delle Province, almeno quelle delle grandi città e delle aree metropolitane". "Il tema della riforma dello Stato, con il tema della concorrenza, è uno dei temi di fondo", ma per Montezemolo si deve lavorare anche "sulla riforma dei contratti, sulla riforma della giustizia con tempi e certezza delle pene, sull’alleggerimento del fisco sul costo del lavoro, sulla pspesa pubblica improduttiva, sulla carenza delle infrastrutture e sul reperimento di risorse per maggiori investimenti" e chiede "meno tasse, più investimenti, meno spese". Soprattutto occorre ridurre la burocrazia.

Spaccatura nella Cgil Il segretario confederale della Cgil, Paola Agnello Modica, rimette il mandato nelle mani del direttivo. Dopo aver annunciato di astenersi sulla piattaforma unitaria sulle linee di riforma del modello contrattuale, la dirigente sindacale ha preso questa decisione in quanto la sua area di riferimento "Lavoro Società", ha deciso di votare contro il testo licenziato oggi dalle segreteria di Cgil, Cisl e Uil, preannunciando un documento alternativo. Si consuma, dunque, il primo colpo di scena con la spaccatura tra la maggioranza dell’organizzazione di Corso d’Italia che fa riferimento al leader Guglielmo Epifani e la sinistra interna. "Credo nella democrazia - ha detto Agnello Modica al direttivo - avevo annunciato la mia astensione sul documento unitario, l’area che rappresento ha però deciso per un voto contrario con un documento alternativo e per questo ho rimesso il mio mandato".