Contratti, uno su due è scaduto

Dieci milioni di dipendenti in stallo, ma i sindacati chiedono alle imprese garanzie su precariato e produttività oltre agli aumenti. Gli accordi collettivi ci regalano <strong><a href="/a.pic1?ID=225520">i peggiori salari</a></strong>

Roma - Dieci milioni di lavoratori in bilico. Questa è la platea dei dipendenti in attesa di rinnovo contrattuale (il 57,5% secondo l’Istat, oltre un lavoratore su due) che ha sollecitato i segretari generali di Cgil, Cisl e Uil a minacciare lo sciopero generale. Dagli addetti alle pulizie ai metalmeccanici ai bancari, le categorie alla finestra sono molte, ma dietro la crescente conflittualità ci sono molteplici cause che non si possono esaurire unicamente nella questione salariale.
Gli ultimi dati Istat, infatti, non lasciano molto spazio alle interpretazioni: a fine ottobre 2007 è cresciuta la durata della cosiddetta vacanza contrattuale (il periodo tra un rinnovo e l’altro, ndr), passata a 13,4 mesi dai 10,7 dello stesso mese dell’anno scorso. Chiaro segnale che tra datori di lavoro e rappresentanze non si parla la stessa lingua.
Una difficoltà di comprensione che si è riscontrata nel settore metalmeccanico (circa 1 milione di addetti). Il contratto è scaduto il 30 giugno scorso. La proposta di Federmeccanica, l’associazione confindustriale di settore, prevede aumenti di 100 euro per due terzi legati alla produttività. Cgil, Cisl e Uil hanno chiesto 117 euro, ma la fuga in avanti di alcune imprese come Fiat e Brembo (direttamente legate alla leadership di viale dell’Astronomia), che hanno già anticipato 30 euro ai propri dipendenti, non ha rasserenato gli animi. Soprattutto tra quei piccoli imprenditori per i quali la piattaforma confindustriale appare già «generosa» e slegata dalla difficile congiuntura. Entro Natale si cercherà di concludere.
C’è poi il contratto del commercio, scaduto a fine 2006, che riguarda un altro milione di lavoratori. La richiesta sindacale è di 78 euro, ma le rappresentanze nicchiano dinanzi alle sollecitazione della Confcommercio di Carlo Sangalli. «Abbiamo inviato una lettera alle organizzazioni sindacali per invitarle a riprendere la trattativa - annuncia Francesco Rivolta, presidente della commissione Lavoro di Piazza Belli -, ma intendiamo mettere in evidenza che bisogna riequilibrare il rapporto tra ore lavorate e ore pagate incrementando la produttività». Intanto, i sindacati hanno organizzato uno sciopero per il 22 dicembre.
Si possono tuttavia individuare alcuni temi che vengono anteposti al semplice scambio produttività/salario. Come il ricorso al lavoro a tempo parziale che blocca da due anni il contratto dei 350mila bancari i quali vorrebbero anche un premio produttività visto il buon andamento del settore. Come la normativa sugli appalti che ostacola da più di due anni il rinnovo dei 450mila addetti alle pulizie. O come la politica generale dei trasporti nella quale il sindacato chiede di essere maggiormente coinvolto senza la presenza di filtri intermedi, ma intanto ci sono anche 400mila persone senza contratto (140mila alle Fs).
Ultimo, ma non meno importante, il capitolo dei 3,5 milioni di statali (insegnanti inclusi). Finora il governo ha coperto gli aumenti del biennio 2006-2007, ma nella Finanziaria 2008 non ci sono risorse sufficienti per i rinnovi 2008-2009. Palazzo Chigi dovrà comunque fare una scelta: o la gente in piazza o maggiore spesa pubblica.