«Il contratto? Copiato da un’opera a fascicoli»

Luigi Mascheroni

Faust, scienziato insoddisfatto dei limiti del sapere umano, vende a Mefistofele la propria anima in cambio di giovinezza, sapienza e potere. È quanto Johann Wolfgang Goethe immagina nella sua opera più celebre. Claudio Tomaino, così ha scritto nel contratto con Satana firmato con il sangue e ritrovato nella villetta del quartiere di Sant’Eufemia a Lamezia Terme, più prosaicamente ha donato «l’anima da morto e da vivo nel servire il Grande Maestro e Signore del Male Satana» per «non fare carcere» ed «eliminare zio Camillo e famiglia»...
Professor Massimo Introvigne, lei uno dei massimi esperti italiani di satanismo. Come commenta un episodio del genere?
«Prima di tutto bisogna dire che lo schema di base di questo contratto è stato copiato dall’Enciclopedia dell’ignoto, un testo che non circola affatto tra le sette sataniche, come qualcuno ha detto, ma una banale opera a fascicoli, che tratta dagli Ufo all’astrologia e che si vendeva nelle edicole fino a qualche anno fa. Già questo ci mette sull’avviso: significa che il ragazzo non era in contatto con nessuna setta satanica. Siamo nel campo semmai del “satanismo-fai-da-te”».
Ovvero?
«Esistono due aree ben distinte del satanismo: le vere e proprie sette che hanno una sede, pubblicano libri e riviste, spesso hanno un sito internet e fanno proselitismo. Sono gruppi pericolosi in quanto “cattivi maestri” ma nello stesso tempo molto facili da sorvegliare e da controllare. In Italia, dopo lo scioglimento dei Bambini di Satana di Bologna, è un settore moribondo: si contano meno di 200 persone coinvolte. Poi, e siamo alla seconda area, c’è il “satanismo-fai-da-te” che magari si sviluppa anche in luoghi, come Catanzaro, che non hanno nessuna tradizione satanica alle spalle. Si tratta di persone molto suggestionabili che tramite giornali e tv vengono in contatto con informazioni confuse che loro rielaborano a seconda delle loro psicopatologie. Come nel caso delle Bestie di Satana o delle ragazze di Chiavenna».
E come nel caso di Catanzaro...
«Così sembrerebbe. Ma bisogna stare attenti a tirare conclusioni affrettate. A volte si gioca subito la carta del satanismo per cercare di “portare a casa” pene più lievi. Potrebbe essere una farsa per ottenere la seminfermità mentale».
Come si inquadra il patto con il diavolo nella storia del satanismo?
«Il patto con il diavolo è un classico del mondo satanico. I casi più antichi di cui abbiamo testimonianza risalgono al XVII secolo. La formula con la quale l’adepto vende l’anima al diavolo in cambio di benefici - formula alla quale si ispirerà Goethe per il suo Faust - la troviamo nella letteratura, nel folklore ma anche nella realtà. Esemplari sono i cosiddetti processi “della camera ardente” nella Francia di Luigi XV contro un gruppo di nobildonne, che poi però subiranno pene molto lievi, accusate di ricorrere al patto con il diavolo e di compiere sacrifici umani. In cambio, a Satana chiedevano di ottenere i favori sessuali del Re».
E in campo criminologico?
«Si può ricordare il caso di Richard Ramirez, ribattezzato “l’assalitore della notte”, un serial killer nella Los Angeles di una quindicina di anni fa. Fece un patto con il diavolo, che si fece addirittura tatuare sul corpo. Cose del genere però quasi mai accadono all’interno di sette sataniche ben organizzate, ma sempre nell’ambito del satanismo “casalingo” oppure del folklore della malavita organizzata: anni fa a Matamoros, in Messico, il trafficante di droga Adolfo Costanzo fece un patto con il diavolo. Chiedeva a Satana di non essere scoperto dalla polizia e in cambio faceva bollire in un calderone turisti americani che faceva catturare dai suoi uomini».