Contratto fino al 2016, inizia l’Era Alonso: "Ferrari a vita". E Vettel ci resta male

Sebastian era un candidato per il 2014 Scarichi Red Bull, strano dietrofront Fia

Uomini e macchine, anima e tecnica. A Barcellona il cocktail di umori e sentimenti è servito. Da una parte c’è la Ferrari che annuncia il matrimonio a vita con Fernando Alonso e dall’altra tutta la F1, intesa come pistoni e cilindri e regolamenti che ha perso l’ennesima occasione per fare le cose per bene.
Il rinnovo di Fernando Era nell’aria ma ora è scritto nero su bianco. Alonso, 30enne asturiano con due mondiali in tasca e 26 vittorie all’occhiello, guiderà la Ferrari, in pista e fuori, fino al termine del 2016. Il contratto in scadenza nel 2012 (opzione 2014) è stato rinnovato in anticipo: si parla di circa 20 milioni a stagione (sponsor personali compresi). Una decisione professionale, quella di Alonso, che sa di scelta di vita, di missione da compiere, di un obiettivo dichiarato da raggiungere (mondiali da vincere) e di uno non dichiarato da scolpire nella testa dei tifosi (sostituire l’Era Schumi con l’Era Alonso).

E le parole del presidente Luca di Montezemolo lo confermano: «Ha sempre dimostrato di essere un vincente, anche nelle condizioni più difficili. Fernando ha tutte le qualità, tecniche ed umane, per essere parte a pieno titolo della storia della Ferrari».
Forse anche per questo Sebastian Vettel, uno dei più seri pretendenti a un futuro soglio maranelliano (il contratto Red Bull scadrà nel 2014) informato del rinnovo prova a dissimulare ma incassa male. Dice: «Non mi pare di aver mai detto che sia impossibile andare alla Ferrari. Da quello che so, i team di F1 hanno due monoposto...». Vero, ma vero anche che, giusto per rispolverare l’Era Schumi, l’ipotesi di Michael in squadra con campioni come Hakkinen o lo stesso Alonso non era mai stata presa in considerazione.

«Mi sono trovato subito a mio agio alla Ferrari - ha commentato l’accordo Fernando - e ormai la sento come una seconda famiglia. Ho grandissima fiducia nelle donne e negli uomini che lavorano a Maranello e in chi li guida... sarà l’ultima squadra della mia carriera in F1. È un privilegio stare a Maranello per sette anni». E ancora: «Sono bastate due parole per arrivare all’accordo... adesso pensiamo a vincere tutto il possibile...». E infatti sprona subito per la gara di Barcellona: «C’è ancora tempo per recuperare... Vediamo se possiamo avvicinarci ulteriormente al top grazie alla seconda fase della sviluppo (il fondo scocca modificato per migliorare il soffiaggio degli scarichi nel diffusore, ndr)».

Il pasticcio normativo Già, gli scarichi. La Fia nei giorni scorsi (si vocifera qualche settimana fa) aveva fatto sapere che gli scarichi soffiati tipo Red Bull non sarebbero stati consentiti (in quanto equiparati ad appendici aerodinamiche mobili, ndr), ma non aveva indicato ancora una data. Poi l’annuncio che il Gp del veto sarebbe stato proprio Barcellona. Da qui la sollevazione dei team e il dietrofront federale: se ne parlerà nella riunione del Technical Working Group di metà giugno. Era il minimo: cambiare scarichi non è cosa che si fa in pochi giorni. Resta però una strana sensazione: che il governo di questo sport faccia ora - dopo che tutti i big team hanno investito e lavorato per seguire le soluzioni Red Bull - ciò che poteva fare ben prima e che intervenga soprattutto perché preoccupato dallo strapotere di Vettel ammazza mondiale. Non bellissimo.