«Il contratto? Ho già guadagnato la mia pagnotta»

«Tu sì che sei un mangia allenatori, ah ah!!!» e via pacche su spalle, belle risate, battute da avanspettacolo che sia un Processo o un’altra trasmissione tv di quelle che vogliono essere di «spessore». La guest star, inutile dirlo, è Maurizio Zamparini, il «vulcanico» (si dice così, no?) presidente del Palermo che ieri ha aggiunto un altro buon motivo per farsi invitare in prima serata: l’ennesima cacciata di Guidolin. Zamparini, sia detto subito, è lo stesso moralizzatore del calcio che vede fantasmi dietro ogni sconfitta della squadra («C’è qualcosa di strano» ha detto dopo il ko di Parma), salvo poi scegliere il suo bersaglio preferito: l’allenatore. E il preferito dei preferiti è naturalmente Francesco Guidolin che conquista il record della quarta cacciata in quattro anni preceduta sempre da una serie di improperi (citiamo a memoria un «triste» e un «poveretto») che farebbero sussultare chiunque, ma non lui. Perché se è vero che Zamparini è un mangia allenatori, Guidolin è uno di quelli che non si scompongono mai. E allora ecco che «le parole del presidente entrano da un orecchio ed escono dall’altro», ecco che il ritorno a Palermo è stato solo per lo splendido pubblico siciliano, lo stesso che il tecnico poi ha attaccato domenica per la costestazione «premeditata», giudizio prontamente ritirato con la speranza di poter finire la stagione sulla panchina rosanero.
Risultato: Zamparini dice che se avesse dignità Guidolin dovrebbe dimettersi (non ha detto «così non lo pago più» ma è dietrologia pensarlo?) affermando poi che l’allenatore resta o forse no, ma comunque ha un altro anno di contratto. Guidolin che apre in entrata e uscita le orecchie e guarda avanti accettando poi l’esonero «con tranquillità» (in fondo c’è un altro anno di contratto, no?). Poi c’è il terzo, Colantuono, che torna dopo essere stato già cacciato (per far spazio a Guidolin, già) ed è naturamente «molto contento», almeno fino alla prossima pacca sulla spalla. Avanspettacolo, si diceva. Da noi si chiama calcio.