Contravvenzioni «a cottimo»? Una ignobile tassa surrettizia

La denuncia de «Il Giornale» sulla decisione di premiare gli ausiliari del traffico che sparano più multe, ovviamente con il plauso di Cgil, Cisl, Uil, è grave. Le «multe a cottimo» sono l’ennesimo segnale del degrado scandaloso nei rapporti tra cittadini e amministratori. Meglio, un’oscenità. È osceno che si possa pensare di dare un giro di vite - che altro vuole stringere, signor sindaco? - in una città che ha il record nazionale di contravvenzioni agli automobilisti. La vicenda solleva due problemi. Innanzitutto tradisce l’incapacità di chi viene da sinistra - come Walter Veltroni - di vedere gli amministrati come cittadini e non come sudditi da vessare e «bastonare». Quindici-venti anni fa tutto questo sarebbe stato impensabile. Quanto sta avvenendo sul fronte multe, divenute una tassa surrettizia sul diritto a spostarsi, a lavorare, a vivere, è esattamente il contrario della democrazia.
Secondo, è tanto più vergognoso, visto che questa persecuzione avviene in contemporanea al drammatico aumento dell’insicurezza sulle strade capitoline. Sulla cronaca romana del Corriere della sera Aldo Cazzullo ha parlato giustamente di strage quotidiana. Siamo ormai arrivati a 200 vittime in meno di un anno. Certo non si tratta di una strage in Darfur o in qualche landa africana. Ma più banalmente di ragazzi, massaie, motociclisti in gran parte, persone uscite per andare a lavorare e che non sono tornate: vite annullate, tragedie famigliari. E per favore, basta con la retorica delle stragi del sabato sera. La mattanza, di cui lei signor sindaco e tante anime belle continuano a far finta di niente, è aperta 24 ore su 24, sette giorni su sette. Quali sono le cause? La velocità, certo: vendiamo e compriamo ormai «mostri» da 200-300-400 cavalli. Quando si deciderà di imporre dispositivi sulle auto che limitino la velocità, sacrificando qualche interesse delle case automobilistiche, sarà sempre troppo tardi. Ma l’associazione dei medici ortopedici ha rivelato alcuni dati, ampiamente ignorati. Sulle strade romane si muore - o si rimane gravemente feriti, invalidi - 8 volte più che a Londra, 20 più che a Parigi. Come mai? Proviamo a elencare queste altre cause. La scelta devastante di usare gli introiti delle multe per «fare cassa» appunto e non - come prevede il Codice della strada - per migliorare la sicurezza. Lo stato delle strade, questo sì da quarto mondo (sono un motorinista e quando vuole, signor sindaco, l’accompagnerei in un tour istruttivo). La cronica insufficienza del sistema di trasporti pubblici, aggravata dalle scelte urbanistiche. Altre cause minori, e per cui basterebbe poco per fare molto, come le strisce pedonali assenti o cancellate e che nessuno, cinicamente, ripristina.
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