«Contribuenti più garantiti con la Programmazione»

Il concordato con l’erario riguarda l’intero periodo dal 2006 al 2008

Laura Verlicchi

Due miliardi di euro. È la cifra che la Programmazione fiscale concordata porterà nelle casse dello Stato per il 2006, secondo le previsioni del ministero dell’Economia. Condivise anche dal Consiglio nazionale dei ragionieri commercialisti, che valuta positivamente il patto triennale con il fisco riservato a imprese e professionisti, abbinato alla sanatoria sui redditi 2003-2004, come previsto dalla Finanziaria. Ne approfondiamo i motivi con Paolo Moretti, delegato alla Fiscalità del Consiglio nazionale.
Rispetto al passato, la programmazione fiscale è più o meno vantaggiosa per i contribuenti?
«La considero sicuramente più “appetibile”, in quanto è un istituto che dà serenità. Sono aumentati i vantaggi: l’imponibile dichiarato eccedente quello programmato è escluso da Irap. In sostanza, i contribuenti si impegnano a dichiarare il reddito imponibile nella misura proposta dall’Agenzia e hanno un duplice vantaggio: una riduzione delle imposte, per la parte di reddito eccedente quello programmato, e una limitazione dei poteri di accertamento degli uffici, in quanto gli stessi possono procedere di regola ad accertamenti analitici».
E qual è l’interesse per lo Stato?
«È specularmente identico a quello dei contribuenti: l’erario può programmare le entrate future con ragionevole certezza. La pianificazione infatti riguarda il prossimo triennio, dal primo gennaio 2006 a tutto il 2008».
A chi si applica la programmazione?
«Ai professionisti e imprese che sono obbligati ad applicare gli studi di settore, avendo ricavi inferiori ai dieci miliardi delle vecchie lire».
Che cosa prevede?
«La prima mossa tocca al Fisco. In base ai dati ricavati dagli studi di settore precedenti, che vengono però aggiornati, al rialzo o al ribasso, tenendo conto dell’andamento generale dell’economia e di quello specifico dei singoli settori d’attività dei contribuenti, viene elaborata una proposta fiscale, che viene poi sottoposta al contribuente. Quest’ultimo deve decidere se accettarla o no, entro il 16 ottobre 2006. Se però ritiene che non sia adeguata alla sua realtà, può concordare una proposta diversa».
Che cosa significa?
« In pratica, l’impresa o il professionista può aprire un contraddittorio con l’Agenzia delle Entrate, facendo rilevare - e ovviamente documentando - l’esistenza di dati inesatti sulla sua attività, e arrivare così alla definizione di una proposta fiscale adeguata alla sua realtà imprenditoriale o professionale».
Che cosa succede in caso di variazioni successive del reddito?
«Come dicevo, sono previste agevolazioni nel caso in cui il contribuente denunci un reddito superiore a quello programmato. Sull’eccedenza vengono cioè applicate aliquote più basse di 4 punti percentuali rispetto a quelle normali, ferma restando quella del 23% per le persone fisiche. Inoltre sempre sull’eccedenza, non si pagano né Irap né contributi. Per i professionisti il pagamento dei contributi previdenziali è a discrezione della Cassa interessata».
Se invece il reddito è inferiore al previsto?
«In questo caso, l’Agenzia delle Entrate può fare un accertamento cosiddetto parziale, solo cioè sulla differenza tra gli importi risultanti dalla programmazione e quelli dichiarati».
È prevista anche una sanatoria per gli anni passati?
«Sì. Agli stessi contribuenti destinatari della proposta di programmazione fiscale per il triennio 2006/2008, verrà anche proposto di chiudere ogni pendenza fiscale per i periodi 2003-2004, attraverso il pagamento di un’imposta sostitutiva del reddito, con aliquote agevolate ed esclusione dell’Irap. Il calcolo è legato ancora una volta agli studi di settore, ma i maggiori ricavi o compensi non possono essere inferiori ai 3mila euro ad annualità per le società e a 1.500 per le persone fisiche ».
Conviene dunque aderire alla programmazione?
«Ritengo di sì, nella misura in cui consente una pianificazione serena di quanto si dovrà pagare al Fisco. Certo, si possono muovere delle critiche: a cominciare dal periodo di tre anni, forse un po’ troppo lungo. Ma dal punto di vista della serenità del contribuente, penso che il gioco valga la candela».