Contributi ai giornali, ex direttore in cella

Massimo Bassoli era stato intervistato a lungo da «Report» nell’inchiesta sul sostegno all’editoria. Messo alle strette dalle ispezioni, ha cercato di disfarsi del patrimonio accumulato: 25 milioni

da Roma

La Guardia di finanza di Roma l’ha battezzata «Operazione golden press», stampa d’oro: bilanci truccati di imprese editoriali per incassare quote maggiori di finanziamenti pubblici. Quattro persone sono state arrestate ieri dal Nucleo speciale polizia valutaria della Gdf (e altre 12 risultano indagate) con le accuse di associazione a delinquere finalizzata alla truffa ai danni dello Stato nel settore delle provvidenze statali a favore dell’editoria, frode fiscale, favoreggiamento, false comunicazioni sociali. La falsificazione di fatture per oltre 18 milioni di euro avrebbe consentito di incassare circa 14 milioni.
Gli arrestati sono l’ex direttore del Giornale d’Italia Massimo Bassoli, attualmente amministratore della società editrice, i suoi due collaboratori Umberto Lorenzini e Rocco De Filippis, e la moglie Francesca Romana Dolazza, responsabile della società editrice del giornale Puntocom. I primi tre sono stati rinchiusi nel carcere di Regina Coeli, la Dolazza è ai domiciliari.
Le indagini, coordinate dal pm di Roma Olga Capasso, si sono concentrate sui responsabili delle società editrici e proprietarie dei due quotidiani e della società editrice del giornale L’Indipendente, la cui attuale gestione non è tuttavia oggetto di controllo. Sono state svolte numerose perquisizioni nel Lazio e in Puglia e altre sono in corso: coinvolgerebbero alcuni professionisti romani che, a vario titolo, hanno preso parte o agevolato l’attività illecita.
Il meccanismo per truffare lo Stato era semplice: venivano preparate e contabilizzate fatture fittizie riguardanti collaborazioni giornalistiche emesse a nome di società inglesi, irlandesi e maltesi risultate inesistenti. In questo modo si frodava il fisco e si raddoppiavano i costi sulla base dei quali venivano calcolati i sussidi statali all’editoria. Il Giornale d’Italia, di cui Bassoli è stato direttore fino al novembre scorso, riceveva ogni anno circa 2,5 milioni di euro dalla presidenza del Consiglio come organo del movimento politico «Pensionati uomini vivi».
Le società coinvolte sono cooperativa giornalistica Mediatel srl, Esedra srl, Esedra società cooperativa, Abrondhouse cooperativa giornalisti. Coinvolti per favoreggiamento anche i responsabili della società di revisione che ha certificato i falsi bilanci dal 2000 al 2004. L’operazione si è sviluppata su scala internazionale, grazie alla collaborazione della International Liaison Section di New Scotland Yard e dell’Hm Revenue & Customs britannica, che hanno appurato l’esistenza, in Inghilterra e Irlanda, delle società usate per emettere fatture inesistenti.
I finanzieri del Nucleo valutario guidati dal colonnello Bruno Buratti hanno trovato e ricostruito tutti i pagamenti fittizi riportati in contabilità quali i regolamenti delle transazioni con false società straniere. Così hanno scoperto che, in realtà, tali importi affluivano sui conti degli indagati o di società a essi riconducibili.
Il principale indagato, Massimo Bassoli (intervistato a lungo nella recente puntata di Report dedicata ai finanziamenti all’editoria), messo alle strette attraverso ispezioni bancarie sui propri conti correnti, ha cercato di disfarsi del patrimonio personale accumulato, per un valore complessivo di circa 25 milioni di euro. I tentativi sono stati effettuati tramite la collaborazione di alcuni professionisti e prestanome, ai quali Bassoli ha conferito cariche sociali e intestato anche una autovettura di lusso e assegni con somme ingenti, incassati a fronte della vendita di immobili.