Contro la camorra missione trasparenza

Dopo l’sos del procuratore Ormanni tre modeste proposte al sindaco: censire le autorizzazioni in centro, metterle online e informatizzare gli uffici

Ve le ricordate le polemiche che scoppiarono quando la segretaria di Radicali Italiani Rita Bernardini denunciò che il centro di Roma era preda degli appetiti della criminalità organizzata? Si scatenarono in tanti, si parlò di un’ingiusta criminalizzazione, immotivato allarmismo: un «al lupo al lupo» infondato. Dire che il centro storico di Roma era preda nel mirino di organizzazioni camorristiche e criminali era come parlar male di Garibaldi. Si sentì in dovere di intervenire anche il sindaco di Napoli, Rosa Russo Jervolino e con lei buona parte dei politici napoletani: tutti suonarono una sorta di disco rotto, denunciando la lesa napoletanità, e una sorta di razzismo latente di cui erano affetti coloro che denunciavano il pericolo di infiltrazioni.
Passata l’estate, la questione si ripropone, pesantemente. Ci ha pensato il procuratore Italo Ormanni, che senza peli sulla lingua denuncia come la camorra abbia esteso i suoi tentacoli sul centro storico romano, si sia specializzata nel riciclaggio del denaro sporco attraverso la gestione e la compravendita di hotel, ristoranti, bar e locali di ristorazione. Una situazione talmente delicata che «per affrontare l’emergenza si è formato un pool specializzato nelle indagini sui reati economici e finanziari». La Dia sta lavorando a ben tredici inchieste, e a dar manforte ai magistrati romani è arrivato, per tre giorni la settimana, un pm napoletano. Contemporaneamente si può trovare in librerie ed edicole specializzate l’ultimo numero di un mensile, Narcomafie, realizzato con «Libera» e collegato con il gruppo Abele di don Luigi Ciotti e diretto da un magistrato, Livio Pepino. Una rivista, si badi bene, da sempre su posizioni progressiste. Un’inchiesta si intitola significativamente: «Mafie in Lazio? Scopriamo gli altarini». Un piccolo assaggio: «Nel luglio 2007, la Dia ha sequestrato alcuni immobili a Roma nell’ambito dell’operazione contro la cosca criminale calabrese dei Crea di Rizziconi. Tale gruppo criminale, secondo quanto emerso dalle indagini, avrebbe reinvestito i capitali accumulati con le estorsioni proprio nella Capitale. Tra l’altro sono stati sequestrati due negozi che la cosca aveva acquistato in via Sistina, nel pieno centro di Roma, oltre ad alcuni edifici in altre zone. Non bisogna poi dimenticare che l’attività estorsiva aveva preso di mira la società proprietaria del centro commerciale Porto degli Ulivi di Rizziconi, uno dei più grandi di tutto il meridione, dove sono ubicati circa 400 esercizi commerciali. Sempre nello stesso periodo, è stata scoperta e smantellata un’organizzazione criminale attiva nella Capitale e lungo il litorale dedita alla commissione di truffe aggravate, estorsioni, riciclaggio, usura e trasferimento fraudolento di valori, mediante intestazione di beni alle cosiddette teste di legno».
Basta andare a rileggersi le varie relazioni della Dia degli ultimi anni per comprendere che il Lazio, al pari di tante altre regioni, è un territorio sul quale l’illegalità è diventata, per usare un termine alla moda, «sistema. Traffico di stupefacenti, controllo del mercato della prostituzione, usura ed estorsioni, contrabbando ed immigrazione clandestina, appalti, commercio, banche, finanziarie sono i business classici della criminalità in questo territorio. Sodalizi criminali campani, però, attraverso prestanomi, sono attivi anche nella gestione dei siti industriali per lo smaltimento di rifiuti tossici e speciali in maniera illegale, nonché sul riciclaggio del denaro sporco. E non può essere dimenticata la vicenda della Banca Industriale del Lazio, la cui apertura è stata bloccata da un intervento della Banca d’Italia, e che alcuni pentiti della camorra avevano indicato come strumento per il riciclaggio di denaro proveniente dal ciclo illegale della gestione dei rifiuti...».
Il sindaco adotti tre «semplici» riforme per una maggiore trasparenza ed efficienza dei controlli: un’inchiesta interna per un censimento delle autorizzazioni rilasciate nel centro negli ultimi cinque anni, con particolare riferimento ai cambi di attività; pubblicazione online delle autorizzazioni di attività commerciali rilasciate negli ultimi due anni; informatizzazione degli uffici commercio del comune, per consentire i controlli incrociati che oggi sono praticamente impossibili perché i documenti sono ancora tutti cartacei. Se si vuole, si può. Se si può, si deve.