Contro il caro petrolio la Francia metterà i cereali nel motore

Il premier Villepin annuncia aiuti pubblici per rilanciare i biocarburanti: «Vogliamo andare avanti in fretta»

Alberto Toscano

«Faremo dei passi avanti significativi nel settore dei biocarburanti», ha detto il primo ministro francese Dominique de Villepin, che si è rivolto ieri agli agricoltori in rivolta a causa sia dell’aumento dei prezzi dei carburanti, sia della diminuzione di quelli di alcuni prodotti delle campagne. Per il governo di Parigi, la quadratura del cerchio è evidente: usare i cereali per produrre benzina. È il vecchio mito di Raul Gardini, che nella seconda metà degli anni Ottanta, quando il grande gruppo saccarifero francese Béghin-Say era nell’orbita di Ferruzzi-Montedison, percorreva in lungo e in largo le campagne francesi per dire agli agricoltori che i loro campi potevano trasformarsi in «pozzi di petrolio». Difatti in Brasile le esperienze del genere sono andate avanti con risultati interessanti.
Però già allora l’obiezione «morale» si rivelò insidiosa: com’è possibile usare dei cereali per produrre benzina in un mondo in cui si muore di fame? Il risultato è sotto i nostri occhi: nel mondo si continua a morire di fame e le capacità eccessive - rispetto alla domanda - di produzione dei cereali impegnano gran parte delle risorse della politica agricola europea. I francesi, che sono i principali beneficiari di quest’ultima, guardano adesso verso un ipotetico boom dei biocarburanti per valorizzare ancor di più il loro «petrolio nazionale», ossia l’agricoltura. Tornano così di moda, con un petrolio che danza sui sessanta dollari a barile, le idee tanto contestate una ventina d’anni fa: produrre carburanti a partire dalle colture agricole.
Se il vino potesse far andare un’automobile, oggi un pieno del genere sarebbe già conveniente, visto che in alcuni Paesi il «rosso da tavola» costa meno della «verde alla pompa». Purtroppo il meccanismo tecnologico non è così semplice, ma è davvero significativo il fatto che il prezzo della benzina abbia ormai raggiunto, o persino superato, quello del vino di scarsa qualità. I prodotti delle campagne sono talvolta in eccedenza, mentre quelli del sottosuolo e dalla raffinazione cominciano a scarseggiare. Così il governo francese ha preso una decisione: inserire la scommessa sui biocarburanti nel contesto del ventaglio di iniziative che verranno prese allo scopo di diminuire la dipendenza dal petrolio.
Il 16 settembre si svolgerà a Bercy - ossia al palazzo dei ministeri economici francesi, situato nel quartiere parigino di Bercy - l’attesissimo incontro al vertice tra governo e compagnie petrolifere sul controllo dei prezzi dei carburanti e sull’avvenire di questi ultimi. Il superministro dell’Economia, delle Finanze e dell’Industria, Thierry Breton, farà seguito al discorso di ieri del primo ministro Villepin, chiedendo alle compagnie petrolifere di compiere fin d’ora uno sforzo per aumentare la presenza di additivi di origine biologica nei carburanti. «Il governo vuole andare avanti in fretta in questo campo», affermano fonti vicine al primo ministro. Il 7 settembre 2004 l’allora capo del governo Jean-Pierre Raffarin varò un primo «piano biocarburanti», consistente tra l’altro nella costruzione entro il 2007 di sei nuovi impianti di produzione. La chiave di questo sviluppo sta nella concessione di speciali sgravi fiscali per il «biodiesel» e il «bioetanolo». L’obiettivo annunciato da Dominique de Villepin è molto preciso: i biocarburanti devono corrispondere nel 2008 al 5,75 per cento del consumo totale nazionale del settore. In tal modo Parigi vuole anticipare gli obiettivi già indicati a livello comunitario.
Parlando ieri al salone agricolo di Lille, il capo del governo ha anche promesso interventi immediati per far scendere i prezzi dei carburanti destinati alle lavorazioni delle campagne e al riscaldamento domestico, con una defiscalizzazione compresa tra i quatto e i cinque centesimi al litro. Adesso si attendono i risultati dell’incontro di dopodomani tra governo e compagnie petrolifere. Queste ultime hanno ricevuto la scorsa settimana un autentico ultimatum da parte del ministro Breton: «O fate scendere i prezzi alla pompa o noi vi aumentiamo le tasse», è stato il succo del discorso del ministro. Ma il calo dei prezzi (tra i due e i tre centesimi al litro) è giudicato insufficiente dalle associazioni dei consumatori, che chiedono uno sforzo ben più significativo sia al governo sia alle compagnie del settore.