Contro il caroprezzi va utilizzata la forza dei consumatori

Il recente drammatico calo (50 per cento) dei consumi della carne di pollo in Italia per timore della pandemia aviaria (così come avvenne a suo tempo per la carne bovina a causa della «mucca pazza», e prima ancora per il pesce a causa del «pesce al piombo») sono una lampante dimostrazione della forza calmieristica in possesso dei consumatori, della quale peraltro i consumatori non sanno fare uso se non quando vi sono costretti dalla fifa per qualcosa. Se la stessa forza venisse usata scientemente in altre occasioni, quando cioè si verificano aumenti inconsulti e abnormi nei prezzi di certi generi alimentari (o, come anni or sono, il raddoppio dei prezzi con l’equiparazione di 1 euro a 1000 lire) coloro che si ingrassano alle nostre spalle in virtù del «libero mercato» la pianterebbero subito. Mi trovavo in Inghilterra molti anni orsono, sotto le feste natalizie, quando ci fu una improvvisa e immotivata impennata nei prezzi dei tacchini (cibo natalizio stra-tradizionale in quella nazione). Ricordo che, semplicemente e senza far chiasso, la gente smise totalmente di acquistare tacchini, in un tacito accordo: nel giro di una settimana il prezzo ritornò come prima. E non ci hanno più riprovato.