«Contro la cocaina serve tolleranza zero»

Emanuela Fontana

da Roma

Ha sfoderato una «tolleranza zero» persino superiore al contenuto di quella legge Fini osteggiata dall’opposizione. Occorre un polso di ferro sulle droghe, in particolare sul consumo di cocaina, ha lanciato l’allarme il presidente della Camera Pierferdinando Casini alla quarta conferenza sulla tossicodipendenza che si è aperta ieri a Palermo. Una conferenza prevista per legge (si svolge ogni tre anni) e preceduta da infinite polemiche, che sono tornate a galla anche ieri nel giorno dell’inaugurazione. Il ministro Carlo Giovanardi, organizzatore dell’incontro, ha citato in apertura le parole di Giovanni Paolo II («la droga non si vince con la droga, è un male a cui non si fanno concessioni») ma ha spalancato la porta ai suggerimenti, chiarendo che i limiti della legge Fini possono essere ridiscussi e che non è intenzione del governo «mandare in carcere i consumatori». L’opposizione ha fatto però partire l’annunciata offensiva, con dichiarazioni da Roma: «Il boicottaggio da parte di associazioni e operatori alla conferenza sulla droga è un atto di civiltà», ha attaccato il coordinatore dei Verdi Paolo Cento. «Il governo vuole il carcere per chi ha 7 o 8 spinelli», ha polemizzato il radicale Daniele Capezzone. Mentre Ugo Intini dello Sdi propone la distribuzione controllata di cocaina come in Olanda e Svizzera, dove queste soluzioni «vanno valutate positivamente».
Nel governo la posizione più netta è stata espressa a Palermo proprio da Casini: «La tolleranza sulla cocaina deve essere zero nei quartieri bassi come nei quartieri alti - ha affermato il presidente della Camera - da questa conferenza deve emergere non solo una riflessione, ma una vera e propria battaglia contro la droga e, in particolare, contro la cocaina». Secondo Casini, bisogna «contrastare il falso mito della droga dei quartieri alti e il suo devastante messaggio emulativo con la forza dei valori e degli ideali». Solo così, «come padre», ha aggiunto, si possono trasmettere valori alternativi «a tutti i giovani ma anche agli operatori che devono condurre la battaglia proprio su questo piano. Quando chi sta nei quartieri alti dà dei cattivi esempi non si può pensare che chi sta nei quartieri bassi sia insensibile».
Nonostante le proteste dell’opposizione (una «vergognosa farsa elettoralistica», l’ha definita la diessina Livia Turco) e la convocazione simultanea di un incontro per contrastare l’appuntamento siciliano (il 7 dicembre a Roma) alla conferenza è arrivato l’appoggio del presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi: «Considero di primaria importanza - ha dichiarato in un messaggio di saluto - i compiti che la legge assegna alla Conferenza, impegnata nell’approfondimento di una problematica, quella della diffusione della droga, che per essere affrontata con efficacia ha bisogno del concorso di tutti».
Un messaggio in linea con quello di Giovanardi: la prevenzione «deve partire dalla famiglia», ha sottolineato il ministro, e «tutte le istituzioni coinvolte devono fare un fronte comune». A proposito del ddl Fini, ieri appoggiato dal ministro della Giustizia Roberto Castelli, ha poi chiarito: «Tutto è modificabile nella conferenza di Palermo. Sono meravigliato che chi ha chiesto di discuterne nella conferenza, abbia poi deciso di non venire». I rappresentanti delle istituzioni siciliane hanno sottolineato l’importanza della sede della conferenza: «il riscatto contro i trafficanti di droga» e «iniziative legislative e amministrative in grado di fermare il fenomeno della tossicodipendenza», ha proposto il governatore siciliano Salvatore Cuffaro, partiranno dalla Sicilia. «È vergognoso che alcuni settori politici abbiano deciso di disertare la conferenza», ha sottolineato Maurizio Gasparri. Castelli ha auspicato invece nel suo intervento «più fondi per i detenuti tossicodipendenti», un quarto del totale dei carcerati in Italia. Giovanardi ha annunciato che 7 milioni di euro arriveranno a gennaio alle comunità di recupero su stanziamento del dipartimento per le politiche antidroga.