Contro il diabete la ricerca offre cure più efficaci

Gianni Mozzo

Alimentazione corretta e attività fisica. La modifica dello stile di vita e cioè l'impostazione di una dieta mirata e il movimento sono vitali per tutti coloro che hanno troppi zuccheri nel sangue.
Il diabete di tipo 2, quello di gran lunga più frequente che compare in età adulta, rappresenta attualmente un importante problema sanitario. In media, infatti, oltre il 95% dei diabetici soffre di questa forma la cui incidenza appare in costante crescita. Appare invece sostanzialmente stabile nel tempo il diabete di tipo 1, che si manifesta in età infantile - adolescenziale ed è dovuto ad un meccanismo autoimmune che porta alla rapida distruzione delle cellule beta del pancreas, deputate a produrre insulina.
Un tempo il diabete era una condanna a morte, oggi con questa malattia si può convivere. La ricerca avanza, si cercano terapie più efficaci e con ridotti effetti collaterali. È uno sforzo continuo. Ma soprattutto quando l'individuo è in soprappeso prima dei farmaci occorre la modifica dello stile di vita. Nei giorni scorsi a Roma si è discusso tra diabetologi delle più recenti innovazioni. «Comportamenti più equilibrati risultano fondamentali - afferma Emanuele Bosi, professore di medicina interna dell'ospedale San Raffaele di Milano - poi si passa al trattamento farmacologico con metformina. Qualora questo farmaco nel tempo non consenta di raggiungere l'obiettivo terapeutico si possono scegliere diverse strade: l'associazione con sulfanilurea, l'associazione con un glitazone o, nelle forme più gravi, l’impiego dei tre principi attivi. La combinazione tra metformina e rosiglitazone rappresenta quindi un passaggio fondamentale nel trattamento del diabete». In questi casi è importante avere in un solo farmaco la combinazione dei due principi attivi nelle giuste proporzioni.
«In Italia almeno due milioni e mezzo di persone soffrono di diabete di tipo 2, e molte altre sono ammalate senza saperlo», ricorda Riccardo Giorgino, professore di clinica medica dell'università di Bari, precisando che nel mondo i diabetici sono oltre 150 milioni e saranno il doppio nel 2025, anche in seguito all'incremento dell'obesità nella popolazione. La nuova associazione farmacologica nasce sulla scorta delle linee guida dell'International Diabetes Federation (IDF), che indicano questa terapia di combinazione nei casi in cui la sola metformina, uno dei più noti antidiabetici orali, non è più in grado di controllare adeguatamente la glicemia. «La resistenza all'insulina rappresenta un obiettivo terapeutico primario e quindi intervenire farmacologicamente su questo processo migliora l'azione dell'ormone e preserva la funzione del pancreas, prevenendo il peggioramento della malattia», spiega Agostino Consoli, professore di endocrinologia dell'università di Chieti. «Allo stato attuale - aggiunge - due classi di farmaci sono indicate per trattare la resistenza insulinica e questa nuova associazione rappresenta il primo esempio in cui due principi attivi agiscono assieme sullo stesso target».La diagnosi precoce rappresenta l'arma più efficace per curare il diabete e contrastarne l'evoluzione. Attualmente si considera come valore soglia della glicemia 126 milligrammi per decilitro di sangue, perché numerosi studi hanno dimostrato che oltre questi livelli possono manifestarsi i danni della malattia a carico dell'organismo, ovvero le complicanze della patologia. Chi soffre di diabete ha un rischio triplicato di ammalarsi di malattie cardiovascolari.