Contro Fincantieri un coro di proteste con qualche stecca

di Ferruccio Repetti

Il dovere di cronaca impone di riferire, a proposito di Fincantieri, quanto è successo ieri anche sul fronte degli incontri, delle prese di posizione, degli appelli e delle espressioni di sentimenti che hanno manifestato decisa opposizione, in qualche caso: dura esecrazione, nei confronti del piano industriale presentato dall’azienda. Ce la caviamo subito: con un lungo elenco di nomi, a fronte di dichiarazioni copia-incolla. Proposte concrete: zero. Commesse, nuovi ordini di navi messi sul tavolo dell’amministratore delegato Giuseppe Bono per costringerlo a ritirare le ipotesi di ridimensionamento dell’attività produttiva: meno di zero.
Tutti coloro che, nelle ultime ore, si sono manifestati - a parole - con una compattezza degna di migliore effetto, danno tanta solidarietà ai lavoratori. Punto. Certo, lo fanno con espressioni di notevole impatto emotivo, di notevole partecipazione di sentimenti. Più sfumato, anzi praticamente nullo il contributo a invertire la rotta. Il presidente della Regione Claudio Burlando, criptico: «Ma è possibile che dopo mesi di attesa abbiamo dovuto avere dei feriti per ottenere un incontro con il Governo?». Il sindaco di Genova Marta Vincenzi (che dei contenuti del Piano sapeva tutto da tempo, anche se non si deve dire): «Se quello del 3 giugno a Roma non sarà un tavolo di negoziazione serio, chiederò lo sciopero generale della città». Applausi convinti dell’assemblea. «Respingere con forza qualsiasi ipotesi di chiusura di Sestri Ponente» sta scritto nell’ordine del giorno approvato all’unanimità nella Sala Rossa di Tursi. Il consigliere Umberto Lo Grasso, Udc, fa di più: chiede al presidente Giorgio Guerello, di «aprire un consiglio comunale permanente dove convocare il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi». Cori da stadio. Interviene il presidente della Provincia, Alessandro Repetto, dopo l'incontro in Prefettura tra istituzioni e organizzazioni sindacali: «Rilevo una forte sinergia in questa battaglia per salvare i cantieri di Sestri Ponente e Riva Trigoso. Abbiamo raggiunto un primo, importante obiettivo: fissare un incontro a Palazzo Chigi. Per ora è un primo risultato, procediamo per gradi». Appunto.
Nelle stesse ore si pronunciano (avevamo promesso l’elenco, e ci scusiamo in anticipo delle eventuali omissioni): l’onorevole Sandro Biasotti (Pdl), l’onorevole Roberto Cassinelli (Pdl), l’onorevole Gabriella Mondello (Udc), l’onorevole Mario Tullo (Pd), la senatrice Roberta Pinotti (Pd), l’assessore regionale Enrico Vesco, Lorenzo Basso (segretario ligure Pd), la Lega Nord, Roberto Delogu e Marco Rizzo (Comunisti Sinistra Popolare), e Sel (che evoca la Resistenza). Si fa sentire anche Giacomo Gatti, consigliere comunale Pdl alla Spezia. Che distingue: «Il Piano è certamente molto duro e tutti auspichiamo che nel tavolo annunciato dal ministro Romani il Governo riesca a ridurne significativamente l'impatto sociale e occupazionale. Detto questo, è doveroso sottolineare che non si parla di 2.500 licenziamenti, come ha fatto intendere qualcuno strumentalmente per eccitare i lavoratori, ma di esuberi da ricollocare, la cui entità è la diretta conseguenza delle minori prospettive di commesse dei prossimi anni». Resta isolato. Altri si aggiungono per lanciare siluri a Fincantieri: i consiglieri regionali Aldo Siri e Lorenzo Pellerano (Lista Biasotti), Enzo Chiesa (Gruppo Misto), Luigi Morgillo (Pdl), l’assessore regionale Giovanni Boitano (Udc), Forza Nuova, i consiglieri regionali del Pdl in blocco, Raffaella Della Bianca (consigliere regionale del Pdl), l’altro consigliere regionale Gino Garibaldi (Pdl), il consigliere comunale Giuseppe Murolo (Fli), il Nuovo Psi. Difficile restare fuori dal coro. Ancora più difficile presentare alternative. Ma questo è tutto un altro discorso. Forse troppo politicamente scorretto.