Contro i clandestini fermiamo gli italiani che affittano in nero

È il lato oscuro della storia di via Padova, a Milano: molti danno le
loro case a gruppi di irregolari. Per la legge è un reato penale, ma
non viene applicato

Se vogliamo strappare l’applauso, diciamo pure che questi clandestini hanno rotto l’anima e vanno respinti a calci nel didietro. Ma se vogliamo farci sopra un ragionamento serio, allora dobbiamo affrontare anche il lato oscuro della questione, certamente più scomodo e più imbarazzante: quelli di noi che sulla clandestinità ingrassano.

Non credo di svelare niente di scabroso, è una pura e semplice constatazione: per ogni clandestino che occupa i nostri quartieri, c’è un italiano che lo ospita e lo nasconde. Non ci si scappa, funziona come nella famosa legge del tradimento coniugale: per ogni marito fedifrago, c’è comunque una donna che lo asseconda. Il reato di clandestinità, come le corna, si fa in due. È una necessità di ordine tecnico.

Ma guardiamoci allo specchio: fingiamo di credere che i clandestini si nascondano come fantasmi in antri segreti e impenetrabili del nostro territorio. Qualcuno di loro, forse. Vogliamo dire l’uno per cento? Per il resto, stanno tutti in mezzo a noi. In case come le nostre, dall’altra parte del pianerottolo. Queste abitazioni, inevitabilmente, hanno un proprietario, nella stragrande maggioranza dei casi italiano. Certo, c’è anche qualche proprietario immigrato, come no. E questo non è male. Sono quei magnifici personaggi, con tanta voglia di lavorare e di crescere i figli in modo decoroso, che da anni si stanno spaccando la schiena nei campi, nelle fonderie e nei cantieri per onorare il mutuo.

Forse la sparo grossa, ma questo genere di immigrati non c’entra proprio nulla con i problemi della malavita: si tratta di persone serie, operose, che tengono alla propria casa - pagata con molta fatica - quanto ci teniamo noi. A poco a poco, stanno persino imparando ad amare anche il Paese che li ospita, certamente più di tanti compatrioti nostri.

Parlando invece dei clandestini farabutti: questi, inevitabile, vivono di nascosto in case che non possono essere loro. Pagano un affitto - in nero - a proprietari italianissimi, che magari il sabato riscuotono la retta sottobanco e la domenica sfilano indignatissimi contro l’invasione dei clandestini. Ammettiamolo sinceramente: non è neppure una prassi nuovissima. Sessant’anni fa, nelle grandi città del Nord, molti di noi hanno imparato l’arte con i terroni. Uguale. Nessuno li voleva, ma facevano comodo quando pagavano certe cifre per i tuguri invendibili del nostro patrimonio immobiliare.

La storia si ripete. Sempre. Adesso che siamo invasi da nullafacenti e tagliagole, bravissimi nel mescolarsi all’immigrazione nobile e rispettabile, non sappiamo più come uscirne. Via Padova sembra Beirut e allora scopriamo che in quegli edifici pullulano i ratti dell’illegalità. Che ci fanno qui, chiediamo imbestialiti. Perché nessuno li caccia, urliamo indignati. Qualcuno propone persino di andarli a stanare casa per casa. Sono idee. Ma possibile che nessuno spenda un minuto per fare mente locale, puntando non solo contro chi lì non ci potrebbe stare, ma anche contro chi lì ce lo fa stare, lucrandoci profitti esentasse?

Certo la piaga degli inquilini clandestini non è di facile diagnosi: come mettere sullo stesso piano chi ospita per pietà umana una famiglia in cerca di sistemazione, magari gratuitamente, e chi invece nasconde spacciatori e papponi imponendo adeguato canone selvaggio? Il reato sarebbe lo stesso, molto diverse le situazioni. Anche tra i clandestini, c’è clandestino e clandestino. C'è lo spietato gangster e c’è l'umanissima badante. Lo sappiamo, non da oggi.

Ma un fatto è accertato: il particolare settore della clandestinità malavitosa genera pure il terribile effetto domino. Nello stabile dove mettono piede i primi clandestini delinquenti, altri ne approdano. Non c’è come il passaparola sotterraneo per aggregare in certe zone chi ha bisogno di vivere sommerso. La metastasi si allarga. E alla lunga gli italiani scappano. Svendono le case, magari agli stessi proprietari disinvolti e cinici che lì hanno aperto la strada agli inquilini indesiderabili. Così, via Padova. Tante via Padova, in tutte le città d’Italia. Con una regola costante: per ogni clandestino malvivente, c’è un viscido proprietario di casa che gentilmente lo ospita.

Affitto dopo affitto, eccoci ufficialmente all’esasperazione. Sale alto il grido di una nazione civile: basta, bisogna ristabilire la legalità. Su questo non ci piove: legalità. Abbiamo tutto il diritto, noi italiani, di pretendere dagli stranieri il rispetto delle nostre regole. Prima o poi, magari, dovremmo cominciare a rispettarle anche noi.