Contro gli «imbecilli autolesionisti» ci vuole il bastone bossiano

Caro Granzotto, «Mezzo Pdl finisce indagato» era il titolo del nostro Giornale il 13 luglio scorso. A malincuore bisogna ammettere che i politici del centrodestra sono una manica di imbecilli autolesionisti. Sanno di essere sotto stretto controllo del «Grande Orecchio», eppure persistono nel farsi cogliere ingenuamente con le mani nella marmellata, con grande goduria di Travaglio&Co. Secondo lei, ci dobbiamo arrendere e riconoscere, senza se e senza ma, che i sinistri, oltre che più intelligenti, sono anche più furbi? Perché raramente, almeno stando alle cronache, si fanno cogliere in fallo. Giuro, sono costernato.
Selargius (Cagliari)

Fermo restando che ancora non ci è stato detto quale reato abbiano commesso gli ultimi «imbecilli autolesionisti», sì, a sinistra sono più furbi. Oddio, una spintarella gliela danno certe procure, ma il grosso dell’impegno lo mettono loro, i «sinceri democratici», evitando l’uso del telefono se non per dire: «Butta la pasta!». O quasi. Naturalmente anche qualche volpone rosso ci casca (l’«abbiamo finalmente una banca!» di Fassino resta e resterà nella memoria storica della Repubblica), ma i più sono smaliziati e la zappa sui piedi evitano di tirarsela. Ci metta poi che in partibus fidelium il personale politico (non tutto, ovvio. Un bel po’) è venuto su in fretta, catapultato nel magico universo del potere senza rodaggi e senza gavetta. E ci aggiunga, infine, che, neanche fosse uscito dalla scuola socialista dei bei tempi della Milano da bere, quel personale non conosce né l’umiltà, né la discrezione, compiacendosi piuttosto di tirarsela da potente. E questo vale per tutti gli appartenenti alla nomenclatura, dai mammasantissima all’ultimo dei portaborse, come vedremo subito. Fanno eccezione, occorre ammetterlo, i leghisti. Forse perché il loro capo fa volteggiare il bastone più e meglio - molto meglio - del Cavaliere, un leghista ganassa o bauscia che si comporta come quel portaborse di un ex sottosegretario, non lo si trova di certo. Ricorda, caro Spada? Il portaborse che qualche settimana fa, essendosi beccato una contravvenzione per aver parcheggiato nell’area riservata ai Carabinieri (azione già di per sé da ganassa), pretese che gliela annullassero asserendo che l’auto era di servizio e lui in missione ufficiale. Due balle: la macchina era la sua e la missione quella assai poco istituzionale di sorbire un gelato al bar. Messo alle strette, sa cosa fece il portaborse? Minacciò un’interrogazione parlamentare, l’equivalente, solo un tantinello meno diretto, del classico: «Io la faccio sbattere a Perdasdefogu fino al giorno della pensione!». Ora, è da escludere che quell’incommensurabile imbecille non avesse in saccoccia i 38 euri per pagare la multa e chiuderla lì. Provò a non pagarla perché convinto che chi dispone del potere, anche quel lacerto che gli viene dal portare la borsa di un «potente», appartenga a una élite che non soggiace alle regole, macché regole: alla disciplina in uso fra i comuni mortali.
Bene caro Spada: credo proprio, ne sono quasi convinto, che sia quel modo di pensare a indurre gli «imbecilli autolesionisti» a fare uso assai disinvolto del telefono. A dir la verità, tutti avremmo il diritto di usare disinvoltamente il telefono, ma essendo tristemente noto che il Grande Fratello col Grande Orecchio è sempre lì a spiarci per poi spiattellare anche le nostre conversazioni più intime e innocenti, il semplice buonsenso consiglierebbe di star accorti. Mentre, al contrario, in certi ambienti impera quel ganassismo e bauscismo telefonico che, come lei ben dice, caro Spada, fa poi la gioia del travaglisti e degli sputtanatori di professione. Il buon Berlusca non ha bisogno di consigli, questo va da sé. Però, quando trovasse il tempo, faccia un salto a Ponte di Legno per farsi spiegare da Bossi come si maneggia il bastone (e pensare che quella buona lana di Fini ebbe a paragonare il Pdl a una caserma! Secondo me non ha fatto il militare. O se lo ha fatto, lo ha fatto a Cuneo. Come Totò, sempre lui).