«Contro l’emergenza faremo nuove carceri»

Il Guardasigilli annuncia: già aggiudicate le gare d’appalto per sei istituti. La sinistra: «È inutile»

Anna Maria Greco

da Roma

Le carceri italiane hanno raggiunto il record di presenze degli ultimi 10 anni: 59.649 detenuti in 207 istituti. I dati del Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria (Dap), aggiornati al 31 agosto scorso, presentano una situazione preoccupante e vengono utilizzati da esponenti politici e associazioni per sostenere la necessità di un’amnistia.
Ma per il ministro della Giustizia, Roberto Castelli, la vera risposta al problema del sovraffollamento dei penitenziari italiani è la costruzione di nuovi istituti di pena. E annuncia che ne saranno presto costruiti altri sei.
Il Guardasigilli spiega che il collega alle Infrastrutture, Pietro Lunardi, gli ha comunicato che sono state aggiudicate le gare d'appalto per la realizzazione di quattro carceri a Cagliari, Sassari, Oristano e Tempio Pausania. «Con queste opere - informa Castelli - si otterranno quindi 1.400 nuovi posti, per un investimento totale pari a circa 160 milioni di euro. Entro pochi giorni saranno aggiudicati anche i lavori per gli istituti penitenziari di Savona e Rovigo». Sei in tutto, dunque. Castelli ringrazia il ministro Lunardi per aver «accelerato al massimo l'iter per queste opere».
Il Verde Paolo Cento è convinto che non sia questa la strada giusta. «Serve, invece, incentivare le misure alternative alla detenzione, la depenalizzazione dei reati minori, prendere un provvedimento che dimezzi la popolazione carceraria fatta soprattutto da detenuti in attesa di giudizio».
Anche Patrizio Gonnella, presidente dell’associazione Antigone che si batte per i diritti nelle carceri, polemizza con Castelli. Per lui, il sovraffollamento non si combatte costruendo nuove carceri ma modificando le norme che lo producono. «Il ministro - dice Gonnella - sembra non ricordare che la Corte dei Conti ha già bocciato il piano governativo di edilizia penitenziaria». Per costruire un nuovo istituto di pena in Italia, ricorda, servono in media 14 anni, «dunque i nuovi posti non serviranno certo a migliorare la vita degli attuali detenuti».
Protesta Sergio Segio, responsabile del gruppo Abele di Milano. «Stupisce che da parte del ministero della Giustizia - afferma - si perseveri nell'indicare la costruzione di nuove carceri come risposta ai gravi problemi che affliggono il sistema penitenziario. È un mito infondato, sul quale si insiste talvolta in buonafede, talaltra per compiacere la lobby dei costruttori e di quanti nell'edilizia penitenziaria vedono un promettente business».
In 6 regioni (Campania, Friuli-Venezia Giulia, Lombardia, Toscana, Trentino-Alto Adige e Veneto) è stato superato il limite «tollerabile» regionale: 42.959 reclusi. L'aumento della popolazione detenuta (56.806 uomini e 2.843 donne) si è verificato soprattutto negli ultimi mesi: alla fine di febbraio i detenuti erano 56.940, all'inizio di giugno 59.012. I condannati sono oggi 38.279, mentre gli altri 21.370 sono in attesa di giudizio. Gli stranieri sono circa 19mila. Negli ultimi 10 anni il numero di detenuti ha avuto un costante aumento: dai 47.350 alla fine del 1996, si è passati ai 51.814 alla fine del 1999, ai 55.275 di dicembre 2001.