Contro l’indulto le immagini della figlia uccisa

La protesta: non so se i killer hanno avuto lo sconto, ma so che lo Stato è troppo buono

da Macerata

Sono passati dieci anni. Ma il tempo non ha lenito il dolore. Era il 27 dicembre 1996, quando, a 31 anni, moriva Letizia Berdini, uccisa da un masso lanciato «per noia» da un gruppo di criminali balordi di paese, dal cavalcavia della Cavallosa lungo l'autostrada A21, a Tortona.
Ieri il padre della vittima, Vincenzo, ha inviato un polemico «dono natalizio» al ministro della Giustizia Clemente Mastella, in segno di protesta contro la legge sull'indulto: una videocassetta in cui sono registrate le immagini del matrimonio di Letizia, celebrato solo cinque mesi prima della tragedia. Quando con il marito Lorenzo Bossini stava andando in auto a Parigi per festeggiare il Capodanno.
«Ci avviciniamo al Natale, tempo di regali - scrive papà Berdini, 76 anni e una gran rabbia in corpo contro il “buonismo” dello Stato - e io ho pensato di farne uno particolare a lei, perché ha dimostrato di avere tanto buon cuore verso gli assassini, ma nessun rispetto per le persone che a causa di brutali azioni hanno subito le più tremende conseguenze: un cofanetto con le immagini e la voce della mia Letizia, che sognava di diventare famosa come cantante».
«Le guardi quelle immagini - insiste Berdini rivolto al Guardasigilli -, quel sorriso. Ascolti la voce di Letizia, le sue canzoni, e il dialogo con la gente e lo faccia insieme alla sua famiglia. Le sequenze del matrimonio le osservi attentamente, e le confronti con quelle del recente matrimonio di suo figlio. Vedrà che qualcosa in comune c'è fra me e lei: quella di condividere sicuramente come genitori la gioia, le speranze che si provano in quegli indimenticabili momenti».
«A me però - ricorda Berdini - dopo appena cinque mesi da quel 27 luglio '96, un altro 27, quello, drammatico, di dicembre, mi ha tolto per sempre la cosa più cara». Di qui l'invito al ministro Mastella perché rifletta, al «regalo» che ha fatto con il suo «condono a tanti assassini, non solo a quelli di mia figlia. Pensi a quanto male ha fatto alla gente onesta, che vive ogni giorno tra tanti sacrifici, in mezzo a tanti problemi, ma pur sempre rispettosa delle leggi dello Stato, anche se da questo Stato non ci si sente affatto protetti ma solo profondamente umiliati e derisi».
«La cassetta è un gesto forte, lo so - ha poi spiegato Berdini all'agenzia Ansa - ma dovevo fare qualcosa. Anzi, dopo aver letto le dichiarazioni del premier Romano Prodi in difesa dell'indulto, che ha definito “una scelta di civiltà”, ho scritto anche a lui». «Perché, onorevole presidente del Consiglio dei ministri - esordisce questa seconda lettera - non si assume anche la responsabilità di risarcire i danni che i delinquenti hanno deliberatamente commesso?». Quanto agli assassini di Letizia, i fratelli Sandro, Franco e Paolo Furlan e il loro cugino Paolo Bertocco, grazie al rito abbreviato avevano già ottenuto uno sconto di pena (da 27 anni e sei mesi a 18 anni e quattro mesi), confermato in Cassazione. «Non so se hanno avuto o avranno anche l'indulto, e non lo voglio sapere - taglia corto Vincenzo Berdini -, di loro non voglio sapere niente. Ma una risposta da Prodi e Mastella, sì, quella la aspetto».