«Contro di lui una persecuzione»

Il collegio di difesa esulta: «Mai avuto dubbi sulla sua innocenza»

Usano parole dure i difensori di padre Fedele. Parlano di «vergogna», «persecuzione», addirittura «stupro» (ma non quello che padre Fedele avrebbe consumato nei confronti della suora che l’accusa, bensì quello consumato dalla «giustizia» nei riguardi del loro cliente). Ieri per il collegio di difesa che si è mosso sempre all’insegna della correttezza e del rispetto nei riguardi degli inquirenti si è finalmente lasciato andare a uno sfogo liberatorio. Gli avvocati Tommaso Sorrentino, Eugenio Bisceglia e Francesco Gambardella confermano al Giornale la loro «assoluta soddisfazione». Macchiata però da un piccolo-grande rammarico: «A questa decisione si doveva arrivare molto prima e non dimentichiamo che, ancora oggi, padre Fedele non è ancora un uomo totalmente libero».
I giudici del Tribunale per il riesame di Catanzaro si rifanno alla decisione con la quale nel marzo scorso era stata revocata la misura cautelare emessa per Antonio Gaudio, segretario del religioso ed accusato anch'egli di violenza sessuale ai danni di suor Tania. «Se - fanno notare gli avvocati -, come aveva già sancito il Tribunale del riesame, la suora che ha denunciato padre Fedele non era credibile rispetto alle accuse mosse ad Antonio Gaudio, era evidente che la monaca avesse detto il falso anche riguardo ai presunti stupri subiti ad opera di padre Fedele».