«Contro Mediaset una piazzale Loreto a rate»

Maddalena Camera

nostro inviato a Napoli

«Questa è una Piazzale Loreto a rate». Non fa sconti il presidente di Mediaset Fedele Confalonieri che con parole roventi riscalda ancora di più l'atmosfera del secondo convegno sulla tv digitale in corso di svolgimento a Castel dell'Ovo a Napoli. Aspettando il ministro delle Comunicazioni Paolo Gentiloni che interverrà oggi, Confalonieri non nasconde i timori. A preoccupare la carica più alta del gruppo di Cologno Monzese sono gli annunciati interventi del governo in materia di diritti del calcio, frequenze e pubblicità. Teme, Confalonieri, che contro la sua azienda si prepari un attacco lento, non frontale, ma ugualmente difficile da superare per un'azienda quotata e di grandi dimensioni come è appunto Mediaset. Un attacco che Confalonieri non esita a paragonare a una «Piazzale Loreto a rate, forse una corso Buenos Aires». Che, per chi non conosce Milano, è il viale che porta al «famoso» piazzale.
Nel calderone degli interventi che il governo potrebbe portare avanti e che potrebbero danneggiare la società del biscione c'è anche lo slittamento nell'introduzione del digitale terrestre. Un’operazione che rischia di pregiudicare gli investimenti di Mediaset: «Chi governa e ha le redini del sistema - è il messaggio di Confalonieri - deve dire se ci crede: noi ci crediamo e abbiamo investito in infrastutture, tecnologia, diritti e programmi per un totale di 1,6 miliardi di euro». Non alza il muro Confalonieri, ma chiede garanzie: «Ora se si vuole posticipare l'introduzione della tecnologia bisogna trovare una data ragionevole, considerando anche chi ha già investito ed è pronto per questa nuova sfida».
In pratica l'introduzione del digitale era stata prevista per il 2008 e addirittura due regioni come la Sardegna e la Val d'Aosta dovevano già dalla fine dell'anno in corso provvedere allo spegnimento del segnale analogico per passare al digitale. Ora invece i tempi si dilatano e per il cosidetto switch off del vecchio segnale si guarda alla finestra europea che sposta i tempi al 2010-2012. Insomma, a fronte di aziende che hanno investito sulla nuova tecnologia, e Mediaset ha già venduto 2,5 milioni di carte prepagate per vedere eventi come le partite di calcio, ce ne sono altre che non ci hanno creduto, come la Rai. Ma non solo. Ci sono anche editori come Rcs e il Gruppo Espresso che vogliono entrare nel business televisivo ma non sono ancora pronti. «Ci sono aziende - ha detto ancora Confalonieri - che credono di aver acquisito diritti presso la politica». Insomma, è il vento che sta soffiando, non ancora bufera, che preoccupa Confalonieri: «Per adesso - ha aggiunto il presidente - si tratta solo di proclami, dichiarazioni e non c’è nessun atto di legge. Ma se il buongiorno si vede dal mattino...».
Ma, come si capisce dall’intervento di Confalonieri, sul tavolo ci sono altri argomenti, la cui posta in gioco è molto alta: le frequenze televisive e i diritti sul calcio. «Le frequenze le abbiamo acquistate - ha detto il presidente - sulla base della legge che ne consentiva il trading spendendo 600-700 milioni e abbiamo assicurato a soggetti terzi la possibilità di trasmettere sulle nostre reti. Il 40% della capacità trasmissiva è dedicato a loro. Quindi abbiamo già assolto ai nostri obblighi di legge». Mentre sull'acquisto dei diritti del calcio per il digitale terrestre la vicenda è chiara: «Abbiamo comperato questi diritti quando nessuno ci credeva». Non poteva mancare un riferimento, prima dell’emissione della sentenza, anche al Milan coinvolto nelle vicende di Calciopoli. Confalonieri non si risparmia: «La società è stata tirata dentro per motivi politici. Mettere il Milan sullo stesso piano della Juventus è una grossa ingiustizia». E per finire c'è il canone Rai. Confalonieri si dichiara d'accordo con Roberto Sergio, responsabile dei Nuovi Media della tv di Stato, che aveva auspicato per la Rai una possibile offerta per il digitale terrestre «appetibile, interessante e gratuita, magari anche tramite un aumento del canone»:. «Mi sembra giusto - ha detto Confalonieri -, se devono investire devono avere la possibilità di farlo anche aumentando il canone». Quanto a Mediaset «è una azienda che ha investito, che sta sul mercato e che non può dimagrire. Questo vale per noi così come gli altri protagonisti del settore, Rai e Telecom».