Contro la medium neo-con basta il telecomando

D’accordo, mai sopravvalutare i pareri dei lettori. Ma coglie un riflesso tipico del pensiero «progressista» una letterina pubblicata da l’Unità, dove il signor A. Albertini se la prende con Raitre, ovvero la rete di riferimento, per via del secondo episodio della serie Medium. «Mi chiedo come la tv pubblica di uno Stato che ha da tempo bandito la pena di morte possa lasciare insinuare nelle nostre case messaggi subdoli, di chiara matrice neo-con», accusa il lettore, parlando di «scivolone nel clima oscurantista, vendicativo e forcaiolo».
Ora, le cose stanno così. Nel telefilm l’avvocatessa Patricia Acquette («una donna normale, un dono straordinario», recita la pubblicità) scopre di possedere poteri paranormali che le permettono di risolvere casi, intuendo verità nascoste, depistaggi, errori processuali. Tiene famiglia, un marito paziente e due figlie, non pare proprio un’invasata che voglia spedire tutti nella camera a gas. Il dilemma della puntata «incriminata» verteva sulla selezione dei membri di una giuria chiamata a giudicare un serial killer. Sicché la donna viene ufficiosamente incaricata di «annusare» le schede dei possibili giurati per scoprire quanti di essi siano ideologicamente contrari alla pena capitale che potrebbero comminare. Atmosfera tutt’altro che forcaiola, semmai dolente, perché le visioni si nutrono di dubbi e ossessioni. Non piace la serie? Basta fare zapping. Ma chiedere a Raitre di esercitare una «vigilanza democratica» sulle singole puntate non sarà atto, questo sì, censorio?