Contro natura i titoli sul Papa

«No a leggi contro natura», «Vietato votare leggi contro natura», «Il Papa ai politici cattolici: non votate leggi contro natura»... Erano questi i titoli che per tutta la giornata di martedì hanno campeggiato sulle home page nei siti Web dei principali quotidiani e che sono puntualmente finiti nelle pagine di carta dei giornali di ieri. L’ennesima ingerenza, l’intervento a gamba tesa del Papa nella politica italiana, un nuove specifico diktat, che immediatamente interpretato nell’ottica «Dico-centrica» della politica nostrana non ha mancato di sollevare le reazioni d’ordinanza dei difensori della laicità, pronti ad esternare se l’inquilino numero uno del Vaticano dice mezza parola, ma tolleranti, anzi tollerantissimi se il Pontefice viene pesantemente oltraggiato nei variopinti cortei dell’orgoglio gay.
C’è un problema, però. Scorrendo con attenzione le 138 pagine dell’esortazione post-sinodale Sacramentum caritatis quelle parole non si trovano. Provare per credere. Il Papa non le ha mai scritte. Per due giorni si è discusso su un’espressione che Benedetto XVI non ha mai messo nero su bianco. Si è discusso, insomma, sul nulla. Da dove, arrivano, dunque, quelle parole efficacissime per «fare titolo», rilanciate ora senza virgolette (come nel nostro giornale) ora tra virgolette da altri importanti quotidiani, commentate e sezionate negli editoriali? Bastava dare un’occhiata alle agenzie di stampa di martedì per rendersene conto: quella sintesi – una libera interpretazione del pensiero papale – è diventata un titolo. Ed è stata infine consacrata dalle immancabili virgolette che l’hanno falsamente trasformata in un testo papale.
Certo, il Papa ha affermato che ci vuole «coerenza», in particolare da parte di coloro che «devono prendere decisioni a proposito di valori fondamentali, come il rispetto della difesa della vita umana, dal concepimento fino alla morte naturale, la famiglia fondata sul matrimonio tra uomo e donna, la libertà di educazione dei figli e la promozione del bene comune». Certo, da questo si può dedurre che il Papa, chiedendo coerenza, inviti a non votare determinate leggi. Ma non si può attribuire a Ratzinger ciò che non ha detto. E la natura? Nel documento non si parla di «leggi contro natura» (la parola natura compare 27 volte e soltanto in un caso è legata al tema della politica): dopo aver spiegato che quei valori «non sono negoziabili», il Pontefice dice – in positivo – che i politici cattolici «devono sentirsi particolarmente interpellati dalla loro coscienza, rettamente formata, a presentare e sostenere leggi ispirate ai valori fondati nella natura umana». Tutto qui. Un intervento tutto sommato blando e per nulla nuovo. Tanto più che proprio su questo tema, un paio di zelanti porporati nel corso del sinodo sull’eucaristia avevano suggerito di non ammettere alla comunione chi vota per candidati abortisti e chi sostiene leggi che equiparano le unioni gay alla famiglia. Benedetto XVI non è sceso in questo terreno (esiste anche una responsabilità pastorale dei vescovi in questo senso) e si è limitato all’appello sopra riportato.
Questo non significa, ovviamente, che Ratzinger sia neanche lontanamente favorevole ai Dico o non ritenga cruciale il prossimo passaggio parlamentare del disegno di legge auspicando di tutto cuore che i cattolici votino contro. Ma perché gettare benzina sul fuoco in un momento in cui la tensione è già altissima?
Andrea Tornielli