Il «contro-premio» con gli eroi dei piccini

Alessandro Massobrio

Le «bombe missine» e la mitologia resistenziale, infilate a forza all’interno di un premio dedicato alla fiaba e alla narrativa per ragazzi, la dicono lunga sulla natura ibrida dell’attuale «Andersen». Una delle tante iniziative culturali che la sinistra, nell’assoluto silenzio di ogni opposizione, ha manipolato e snaturato a fini esclusivamente ideologici. Siamo nel 1996 quando il Comune di Sestri Levante, che sino allora aveva affidato a Gualtiero Schiaffino la gestione del premio, d’improvviso decide di trasformare la competizione di narrativa per l’infanzia in un grosso business, corredato da una kermesse nazionalpopolare, che con l’infanzia poco o nulla ha da spartire. Il premio, affidato ad una società spezzina, specializzata in spettacoli da strada, assume così l’aspetto di una variopinta coreografia in cui attori, mangiafuoco, prestigiatori, si cimentano per alcuni giorni in un carnevale collettivo. La cui ricaduta mediatica deve però accontentarsi di non superare i confini regionali.
Si tratta senza dubbio di un investimento redditizio (il Comune di Sestri non investirebbe altrimenti ogni anno più di mezzo miliardo di lire nel festival) ma dal punto di vista culturale gli esiti dell’operazione sono francamente fallimentari. Sindaco e assessore alla cultura sestresi (Andrea Lavarello e Valentina Ghio) si sono sempre infatti tenacemente rifiutati di accettare i consigli di un esperto come Schiaffino, convintissimi che la letteratura per l’infanzia si potesse ridurre a una sorta di rappresentazione circense e che il successo di un premio letterario si valutasse in chili. Nei chili di manoscritti che i grafomani italiani ogni anno riversano sul premio. Un premio che oggi (forse in omaggio al fatto che ormai tutti sanno che i bambini sono di sinistra) ha deciso anche di imboccare la strada della memoria resistenziale.
Accanto a tutto questo, Gualtiero Schiaffino non ha cessato di portare avanti la sua battaglia. Così, parallelamente al premio «Andersen» della Baia del Silenzio, ha continuato a vivere un altro premio Andersen, dedicato al Mondo dell’Infanzia. Una rassegna esclusivamente dedicata agli addetti ai lavori a livello nazionale ed internazionale, che costituisce una ribalta di assoluto prestigio per editori, scrittori, giornalisti specializzati, disegnatori, operatori culturali, proprietari di librerie, bibliotecari. E quest’anno alla rassegna arriva anche la Pimpa. Sì, proprio lei, la cagnolina bianca a chiazze rosse, scaturita dall’inarrestabile fantasia di Francesco Tullio Altan, festeggia il suo trentesimo compleanno e dunque Andersen gli ha preparato una festa con tanto di torta, candeline e magari osso da sgranocchiare. Ma a compiere gli anni, anzi, a compierne duecento, c’è anche qualcuno più importante della Pimpa. È Hans Christian Andersen, l’immortale creatore di tante favole per l’infanzia, capace di fondere il reale con l’immaginario e di calare poi questo stesso immaginario nell’immagine consueta della realtà che ci presentano i nostri occhi. Proprio per celebrare degnamente un simile anniversario, è pronta una serie incredibile di iniziative. Intanto, è in pieno svolgimento a Roma, al Vittoriano (ma in autunno raggiungerà anche Genova) la mostra per disegnatori, Sirenette di carta e soldatini di inchiostro.
Da non sottovalutare poi il concorso La Filastroccola, sponsorizzato da VisitDenmark, l’organizzazione turistica nazionale della Danimarca. Si tratta di una gara, aperta ad adulti e bambini, che ha come oggetto l’invenzione di filastrocche dedicate ad un indimenticabile personaggio anderseniano, vale a dire a quel Brutto Anatroccolo, che è, in fondo, ciascuno di noi. Tra i protagonisti della promozione della cultura e della lettura in Italia, figurano invece tre genovesi. Si tratta di Armando Traverso, autore e conduttore di programmi televisivi e radiofonici dedicati ai bambini; di Manuela Arata, patron del Festival della Scienza e Gianni Bono, per la sua quarantennale attività nel mondo dei fumetti.

Annunci

Altri articoli