Contro Ricucci navi spia e sistemi anti-Al Qaida

Per ragioni d’urgenza utilizzato anche un aereo militare. Quella Passat che «seguiva» Fiorani

Gianluigi Nuzzi

da Milano

Cosa c’entra Issac Adus Hamdi, uno dei terroristi delle bombe a Londra del 21 luglio, con Stefano Ricucci e con Gianpiero Fiorani? È presto detto. I tre sono finiti nei guai con la giustizia grazie a un potente e sofisticato apparecchio elettronico. Si chiama Ga900, è grande come una scatola delle scarpe, costa qualche milione di euro e dialoga con satelliti civili e militari. Ma soprattutto è in grado di localizzare l’indagato o, meglio, il suo cellulare, acceso o spento che sia, in qualsiasi parte del pianeta. Insomma, una mezza rivoluzione dei sistemi investigativi per localizzare i telefonini intercettati. Proprio grazie al Ga900 è stato possibile arrestare latitanti, individuare trafficanti d’armi. E anche ascoltare le telefonate di Ricucci e Fiorani. Fino a pochi mesi fa, infatti, per trovare la posizione di un telefonino sospetto era necessario rivolgersi al gestore di telefonia mobile che forniva poi le indicazioni della zona coperta dalla cellula satellitare utilizzata da quel telefonino. Così si poteva risalire al quartiere o all’isolato.
Alta tecnologia
Ga900 invece individua subito il posto dove si trova il cellulare. Sbaglia al massimo di qualche metro. Ecco spiegato perché, dopo le bombe nella City, la fuga di Hamdi, fedelissimo di Al Qaida, è durata poco. È stato rapidamente localizzato dal Ga900 a Roma. L’apparecchio ha visto il suo cellulare nella casa del fratello in via Ettore Rota, zona Tor Pignattara. Ci hanno poi pensato le teste di cuoio ad arrestare il presunto terrorista.
Anche nell’indagine su Ricucci e Fiorani, Ga900 ha giocato un ruolo chiave. L’immobiliarista di Zagarolo e il banchiere di Lodi pensavano forse di evitare le intercettazioni utilizzando qualche scheda svizzera della compagnia elvetica Sunrice. Imitando un po’ Chicchi Pacini Battaglia, il faccendiere legato all’Eni che nel 1994, prima delle manette, distribuiva agli amici schede e telefonini elvetici per evitare di essere «ascoltato».
La task force
Ma Ricucci e Fiorani si sbagliavano. Non avevano nemmeno la più pallida idea delle forze poste in campo per metterli sott’accusa e registrare ogni loro parola. Né tantomeno ipotizzavano che nelle inchieste sulle scalate Antonveneta, Bnl e Rcs, si era deciso di usare mezzi senza precedenti, utilizzati di norma per snidare boss e sospetti terroristi. Per carpire i segreti dei due uomini d’affari si è fatto ricorso alle apparecchiature elettroniche più all’avanguardia e si sono impiegati gli investigatori più esperti. I costi di tutto questo? Difficili da calcolare. Ma di sicuro lo sviluppo di questa storia, tra aerei bielica, pedinamenti prematrimoniali, yacht utilizzati sotto copertura e apparecchi ultrasofisticati, era inimagginabile. Per tutti. Da Ricucci sino al professor Guido Rossi, l’avvocato di Abn Amro che con la sua segnalazione ha fatto decollare le indagini.
Tutto inizia a Roma lo scorso 8 luglio. Sono passate da poco le 17.30 quando Gianpiero Fiorani passeggia in via Giovan Battista Martini, zona Nomentana. Per lui è una giornata difficile. Ha appena concluso un incontro insoddisfacente in Consob. In mattinata, poi, gli ispettori di Banca d’Italia avevano ufficializzato il loro parere negativo alle richieste di autorizzazione di Bpi all’Opa su Antonveneta. E così nemmeno nota quella Passat station wagon dai vetri fumé discretamente parcheggiata di fronte a lui. All’interno c’è un maggiore della polizia valutaria e tre sottufficiali dello Scico delle Fiamme Gialle. Ma soprattutto c’è un Ga900. L’apparecchio è attivo. Da una trentina di minuti sviluppa tutti i numeri telefonici presenti nella zona. E i finanziaeri fanno bingo. Eh sì, perché oltre a quello italiano di Fiorani, che già conoscono, Ga900 individua «un’utenza di nazionalità elvetica - si leggerà nell’annotazione di servizio depositata agli atti - della compagnia Sunrice».
I pedinamenti
Tra gli investigatori e Fiorani non avviene alcun contatto, lui sale in auto e se ne va. Ma i militari sono soddisfatti. Hanno tutti i dati che volevano. Da giorni erano in fibrillazione: avevano capito che il gruppo utilizzava diversi cellulari (Ricucci possiede anche schede lussemburghesi), dei quali non conoscevano i numeri. E la preoccupazione deve esser stata davvero alta se dopo una consultazione con i superiori (magistrati e alti ufficiali) si è deciso di far arrivare d’urgenza, utilizzando un aereo militare per ridurre i tempi, l’apparecchio Ga900.
La missione segreta
L’aereo bielica della Gdf atterra a Ciampino. Il Ga900 viene preso in consegna dai militari della capitale. Inizia la caccia a Fiorani che si conclude davanti alla Consob con i codici del cellulare svizzero.
A questo punto manca Ricucci. Dove trovarlo e come seguirlo? In quei giorni gossip, tv e le cronache rosa impazzano. Manca solo qualche giorno al matrimonio dell’anno tra Stefano e Anna Falchi. Un appuntamento sicuro. Non ci vogliono i servizi segreti per conoscere orari e località della celebrazione. Così dopo l’aggancio con Fiorani, l’indomani, il 9 luglio, il gruppo operativo si trasferisce all’Argentario, zona Porto Santo Stefano. Ma casa Ricucci, ovvero Villa Feltrinelli, è troppo esposta. Troppi vigilantes, troppa polizia per un’operazione sotto copertura. Difficile passare inosservati stazionando con l’auto in via Panoramica a poche centinaia di metri dalla dimora dell’immobiliarista. Altra verifica, altro consulto: è troppo pericoloso e si rischia di venir involontariamente scoperti bruciando l’intera inchiesta.
La nave spia
Ecco dunque che qualcuno suggerisce un’idea semplice ma geniale: ricorrere a una nave spia. Così quel pomeriggio del 9 luglio all’ancora di fronte a Villa Feltrinelli, troviamo uno yatch da 32 metri tirato a lucido e battente bandiera italiana. Sicurezza e personale della villa avranno pensato a qualche milionario fuori porta nel fine settimana. Sbagliato. L’imbarcazione fa parte della flotta della Finanza dopo esser stato confiscato a un trafficante di droga. Per 36 ore, mentre Anna e Stefano celebrano il loro matriomonio tra fasti, champagne e fuochi d’artificio, sulla dinette e sul ponte dello yacht i finanzieri cercavano di darsi un’aria spensierata. In coperta, l’apparecchiatura silenziosamente sforna dati su numeri ed e-mail. «Nel pomeriggio e nel giorno seguente - prosegue l’annotazione - l’operazione si è sviluppata a bordo dell’unità navale del corpo impiegata per operazioni di copertura, utilizzando l’apparato Ga900 versione campale». In questo modo, di Ricucci e dei suoi 26 ospiti sono state individuati tutti i numeri telefonici e le e-mail inviate o ricevute. Operazione compiuta.
gianluigi.nuzzi@ilgiornale.it