Contro la riforma i giudici fanno i sabotatori

Il guardasigilli: soddisfatto in aula: «Ora va riscritto il decreto sulle carriere»

Anna Maria Greco

da Roma

Le toghe inventano una nuova protesta contro la separazione delle funzioni della riforma Castelli e, guidate dalle due correnti di sinistra Magistratura democratica e Movimento per la giustizia, intasano il Csm di domande per il passaggio da giudice a pm e viceversa.
Non basta per placarle l’approvazione definitiva nell’aula della Camera del provvedimento del guardasigilli (già modificato dal Senato), di corsa, in serata, respingendo tutte le obiezioni e le richieste di rinvio della Cdl: 263 sì, 134 no e 3 astenuti. Ormai, non arriva in tempo utile per il termine del 28 ottobre stabilito dalla riforma Castelli per presentare le domande di passaggio da una funzione all’altra. Il ddl Mastella passa, ma la magistratura rossa non ci sta. Come, in maniera ben diversa, il centrodestra. «Il governo - dice il coordinatore di Fi, Sandro Bondi - ha inferto un altro colpo mortale alle regole democratiche e alla sovranità del Parlamento. Siamo in piena emergenza democratica».
Mastella festeggia, dicendo che è stato superato il clima di contrapposizione del passato e che ora bisogna, con urgenza, completare l’opera riscrivendo anche il decreto sulla carriera dei magistrati, per migliorare l’efficienza della giustizia. È l’unico della riforma Castelli che viene congelato, mentre sono stati corretti gli altri due, su illeciti disciplinari e gerarchizzazione delle Procure. Il presidente dell’Anm, Giuseppe Gennaro, esprime compiacimento per l’approvazione del ddl e offre collaborazione, ma il segretario Nello Rossi (Md) sottolinea che il «compromesso» raggiunto presenta «aspetti «largamente insoddisfacenti», soprattutto sulle procure, ma anche sugli illeciti disciplinari e aggiunge che si tratterà di vedere come sarà riscritta la norma sulla carriera dei magistrati.
La battaglia delle correnti rosse è un modo per far esplodere il problema, contestare le scelte del governo sulla giustizia, dall’indulto ai tagli agli stipendi, e le «vaghe promesse di future riforme» del ministro Clemente Mastella. Si apre «una vertenza dura e senza sconti». Nuovi scioperi sembrano più vicini e lo scontro non riguarda solo la separazione delle funzioni, né la riforma dell’ordinamento giudiziario nel suo complesso: è una protesta pesante e globale del governo Prodi che non ha mantenuto gli impegni presi con l’Anm sul fronte della giustizia, quelli di un ribaltamento totale del sistema targato dal governo Berlusconi.
L’approvazione del ddl Mastella congela la scelta dei magistrati fino a 31 luglio 2007, ma entrerà in vigore 15 giorni dopo la sua pubblicazione, quando il termine di sabato sarà già scaduto. E anche le altre correzioni della riforma non piacciono affatto a Md e Movimento. Che dietro l’ultima clamorosa protesta delle toghe ci sia un malessere molto vasto lo spiega il segretario di Md, Ignazio Juan Patrone: «Dopo le inaccettabili modifiche introdotte dal Senato al decreto sulle procure entrerà in vigore (in attesa di una parziale sospensione postuma) quella controriforma del centrodestra che gli attuali governanti si erano solennemente impegnati a “cancellare con un tratto di penna” e contro la quale ci siamo battuti e ci batteremo duramente. E poi, sono ancora in vigore tutte le leggi-vergogna, mentre il sistema penale, dopo un indulto dalle proporzioni inusitate e senza una conseguente amnistia, è ormai fonte di un immenso spreco di risorse umane e materiali. Di più, si minaccia di rivedere al ribasso le nostre retribuzioni, anche introducendo l’inaccettabile criterio della produttività».
La magistratura sembra rispondere all’appello delle correnti di sinistra per rivolgersi in massa al Csm. Da Roma e Milano, a quanto sembra, chi finora aspettava sperando nella sospensione del termine del 28, sta inviando a palazzo de’ Marescialli un fiume di domande online per il passaggio dalla funzione requirente a giudicante e viceversa. L’obiettivo è di rallentarne i lavori e di rendere «ingestibile l'attuazione della riforma della giustizia», per «evitare il compimento del disegno contro riformatore e il peggioramento dello stato e del ruolo professionale». Nella capitale si parla già dell'85 per cento di magistrati che avrebbero compilato il modulo. Oltretutto, giudici e pm non sono metà e metà e la richiesta non assicura di poter esercitare la funzione scelta perchè potrebbero non esserci «posti liberi».
L'ex guardasigilli leghista Roberto Castelli, padre della contestata riforma, commenta polemico la mobilitazione di Md e Movimento: «Spero che quello dei magistrati sia solo un manifesto, perché credo che i magistrati non dovrebbero abbandonarsi a certe forme di luddismo. Mi sembra un atteggiamento autolesionistico».
La risposta è nelle parole di Patrone: «Siamo entrati in magistratura per esercitare un’unica funzione. Siamo e vogliamo continuare a essere magistrati, punto e basta».