Contro il rito breve sui reati da ergastolo

Roma«Non intendo assolutamente contribuire a una brutta pagina di opposizione parlamentare: strumentale e insensata. Non è che per fare un dispetto alla maggioranza io tolgo ai giudici la possibilità di fare il loro dovere. Berlusconi lo si manda a casa trovando i parlamentari per sfiduciarlo, non così». Antonio Di Pietro, in aula, annuncia le ragioni del sì dell’Italia dei Valori alla legge in discussione alla Camera che vieta il ricorso al rito abbreviato per i reati puniti con l’ergastolo. E, improvvisamente, si accendono i mal di pancia del Partito democratico e dell’Udc che affilano le penne e dettano comunicati di fuoco contro l’ex magistrato, l’uomo che più di ogni altro ci tiene a definire la propria identità in chiave anti-berlusconiana.
Lo scontro frontale tra alleati, presunti o potenziali, è fortissimo. I voti dei dipietristi risultano, infatti, determinanti per la bocciatura di un emendamento presentato dai centristi. La richiesta di modifica del testo viene bocciata con 229 no e 207. Come dire che se i 14 deputati dell’Idv presenti avessero votato con l’opposizione, il governo sarebbe stato battuto. Un risultato che provoca la prima reazione di rabbia già in aula con un applauso sarcastico nei confronti dei dipietristi dai banchi dell’opposizione.
Il «confronto» prosegue anche nel dopo-partita, con un botta e risposta segnato da commenti al vetriolo. Donatella Ferranti del Pd, ad esempio, accusa Di Pietro di aver votato «una norma manifesto soltanto per avere una bandierina da agitare in campagna elettorale». Per l’Udc è «incredibile che, quando si tratta di approvare leggi forcaiole, Di Pietro sia sempre in prima fila e pronto a fare da stampella al governo». Il leader Idv, però, non ci sta ad incassare in silenzio e riaccende la miccia verbale. «Ci siamo accorti, fin dal primo momento, che la collega Ferranti non aveva compreso il contenuto del provvedimento che nega il ricorso al rito abbreviato e sconti di pena automatici per gli assassini e gli stragisti» scrive il presidente dell’Italia dei Valori. «Ricordiamo alla Ferranti - aggiunge - che è stato il Pd, per primo, ad aver presentato un analogo disegno di legge. E le ricordiamo anche che questo provvedimento è stato voluto da noi proprio per rispetto della collega del Pd, Olga D’Antona, che ne è stata la paladina e la massima sponsorizzatrice. Prendersela con noi mi sembra solo un banale escamotage per giustificare un errore fatto dal Pd a causa di indicazioni sbagliate che lei ha dato ai suoi colleghi». Alla sua voce si unisce quella del capogruppo Idv in Commissione Giustizia, Federico Palomba, che addirittura ribalta il tavolo della consueta dialettica tra democratici e dipietristi sulla purezza antiberlusconiana. «Invitiamo i nostri alleati - dice Palomba -, magari gli stessi che ci rinfacciano un eccessivo antiberlusconismo, a non strumentalizzare questo voto. Anzi, è strumentale la posizione di chi, per mettere irresponsabilmente una bandierina in aula, lascia passare un provvedimento che favorisce assassini e stragisti».