Contro il rumore prendiamo esempio dagli Usa

Caro dott. Granzotto, per restare in tema di inquinamenti le racconto cosa mi è accaduto qualche giorno fa. Essendosi rotto sulla mia auto l'«avvisatore acustico» (le trombe), mi sono recato dal meccanico che in breve tempo, e relativamente modica spesa, le ha sostituite. Quando però ho provato a farle funzionare, mi sono accorto che il volume sonoro era di molto inferiore rispetto a quelle vecchie. Il meccanico allora mi ha spiegato che, grazie ad una recente legge sull'inquinamento acustico, gli avvisatori non possono superare un certo numero di decibel. Bene, mi dico, c'è chi pensa anche alla salute delle nostre orecchie. Rientrando a casa però mi sono venute in mente certe situazioni che quotidianamente mi opprimono: motorini e moto pesanti che rombano sotto casa a tutte le ore, superando per rumorosità il motore di un elicottero a bassa quota, auto con lo stereo così alto da far vibrare i vetri delle finestre. In televisione, quando entra la pubblicità, c'è un aumento notevole del volume sonoro che mi costringe alla cattura veloce del telecomando. Per non parlare del volume sonoro riscontrabile in certe feste paesane dove immancabilmente alcuni giovani musicisti (?) si esibiscono in concerti che già il definirli tali mi sembra una bestemmia. Ricordo l'anno scorso quando nel paesino vicino al mio, durante una sagra patronale, la musica era talmente forte che io, a tre chilometri di distanza, potevo sentirla distintamente. Considerato che in genere le trombe dell'auto vengono utilizzate solo in caso di effettiva necessità, non sarebbe forse il caso di lasciarle in pace e di prendere provvedimenti per liberarci invece dalle situazioni sopra descritte (e quante ce ne sarebbero ancora da descrivere!), di gran lunga più «inquinanti»?



L'inquinamento acustico ci affligge da sempre, caro Calderari. Orazio, quello del carpe diem, si lamentava dello strepitus rotarum, il baccano provocato nella Roma imperiale dal traffico dei carriaggi. Sono trascorsi un paio di millenni e siamo sempre da capo a dodici e fa un po' ridere, anzi: molto ridere, che per combatterlo non si sia trovato di meglio che attenuare l'intensità dei clacson. I cui segnali sono necessari, salvognuno, alla sicurezza della circolazione stradale. Questo nel Bel Paese. In America hanno preso invece il toro per le corna sancendo la «tolleranza zero» al rumore. Come ci informa la nostra Mariuccia Chiantaretto, il sindaco di New York, Michael Bloomberg, ha emesso un Noise Code che impone ai newyorkesi, ai turisti, alle imprese, ai locali pubblici, ai tassisti, ad aerei ed elicotteri che sorvolano la città, alle ambulanze, polizia e pompieri, a tutti, insomma, di darsi una calmata. Per dire: se la musica di una discoteca o gli schiamazzi d'una festa in un ristorante risultassero troppo rumorosi, sono 8mila dollari di multa. 350 all'automobilista che tiene il volume dell'autoradio troppo alto. I cani hanno diritto di abbaiare 10 minuti di giorno, 5 di notte: poi scatta la multa. Noi, niente. E siamo in estate, la stagione più fracassona dell'anno. Con le mille e mille sagre di città, paese o borgo, con le bande, il liscio in piazza, i concerti, i fuochi d'artificio. Con le finestre aperte e i rodei dei motorini «smarmittati». In America, Paese civile, nessuno si azzarderebbe a girare con un motorino «smarmittato», di quelli da 180 decibel a «sgasata». Nel caso, il possessore rischierebbe, credo, vent'anni a Guantanamo.
Paolo Granzotto