«La controffensiva del terrore non fermerà le missioni di pace»

Il ministro della Difesa: «I nostri hanno operato bene a Kabul»

da Milano

Dieci soldati francesi uccisi a un’ora d’auto da Kabul, in una zona dove fino a pochi giorni fa c’erano gli italiani.
Ministro La Russa, che succede in Afghanistan?
«Gli italiani avevano operato molto bene. Erano usciti dalle basi, avevano dialogato con la popolazione civile, avevano recuperato molte armi, ottenuto informazioni preziose sulla presenza di mine».
L’imboscata potrebbe essere una risposta dei Talebani?
«È probabile. I terroristi non vogliono assolutamente che la gente stabilisca una rapporto cordiale, di fiducia, con i contingenti militari. E allora reagiscono nell’unico modo possibile: seminano morte».
L’escalation di attentati cambierà la nostra politica in quel Paese?
«Non credo. Voglio solo ricordare che quando si diceva che i nostri soldati non dovevano andare a combattere nel Sud si agitava un falso problema».
Perché?
«Perché i fatti dimostrano che il pericolo può essere ovunque».
Si susseguono gli attentati, anche in altri Paesi come l’Algeria.
«Mi pare che sia in atto a livello internazionale una controffensiva del terrore. Messi in difficoltà, i terroristi puntano a far veder con azioni eclatanti che ci sono. In Afghanistan, in particolare, ci sono meno attentati ma più gravi di prima. Forse c’è meno consenso, ma più organizzazione. E non dimentichiamo quel che sta succedendo in Pakistan, con le dimissioni di Musharraf. E le notizie sconfortanti che arrivano dall’Algeria».
Il ministro della difesa Ignazio la Russa è in vacanza in Sicilia. Fa base dalle parti dell’Etna, ogni tanto sale sulla barca dell’amico Luigi Ragno e fa vela verso le Eolie. Certo, i tanti focolai di crisi nel mondo sono una preoccupazione costante: «Può anche essere che i talebani abbiano colpito i francesi per altre ragioni che non conosciamo, ma resta il dato di fondo: i terroristi rispondono col sangue a chi opera per la pace e per la ricostruzione del Paese».
I nostri soldati ora difendono anche il territorio nazionale. Non sarebbe bene spedirli dove ci sono le guerre, come in Goergia?
«No. All’estero più di così non possiamo fare, possiamo ancora inviare qualche centinaio di uomini, ma le nostre forze sono già sotto pressione».
In Italia?
«Sono molto soddisfatto: le critiche iniziali sono superate, superatissime. Ci sono manifestazioni di consenso e di affetto persino imbarazzanti».
Allora si andrà avanti con questa sperimentazione?
«Credo proprio di sì. L’altra sera ho accennato il tema al collega Roberto Maroni: penso che prorogheremo per altri sei mesi l’impiego dei soldati. Comunque, vedremo al momento opportuno».
Tremila soldati sono solo un aiuto poco più che simbolico nella lotta alla delinquenza. Come combattere in modo sempre più incisivo la criminalità?
«Noi abbiamo dato un segnale molto forte: prima c’era una sorta di tamtam. I diseredati e i clandestini di mezzo mondo sapevano che in Italia potevano fare quel che volevano, ora è cominciata un’inversione di tendenza. Penso a un provvedimento che è passato sotto silenzio, ma che è molto importante: l’aumento del minimo, non del massimo, della pena per molti reati che destano allarme sociale; questo significa che certe scarcerazioni non saranno più automatiche, il clima nel Paese sta cambiando, non ci s’impantana più in questioni ideologiche o filosofiche».
Ministro, i suoi toni sono trionfalistici ma la cronaca nera occupa sempre molte pagine.
«Ho detto che abbiamo dato la scossa. Ci vorrà tempo per raccogliere i risultati. Però prima, il precedente governo non faceva nemmeno quel poco che annunciava. Rifondazione, e non solo Rifondazione ma anche una buona parte dei Ds, bloccava sistematicamente pure quelle modeste misure che Amato voleva sviluppare. Ora si fa sul serio. Pensiamo al censimento dei rom. Prima si diceva: come c’è il burqa a Kabul, qua ci sono i rom, che spesso vivono nell’illegalità. Intollerabile».
Era davvero necessario prendere le impronte digitali ai bambini rom?
«Le critiche al provvedimento non erano del tutto infondate. Il problema non è schedare, ma identificare: dunque abbiamo corretto il testo. Tutti daranno le loro impronte digitali».
Il tabaccaio di Aprilia che ha sparato ad un ladro è sotto accusa per omicidio volontario. Errore?
«Non conosco nei dettagli il caso. Certo, a mio avviso il Pm avrebbe potuto procedere per eccesso colposo di legittima difesa, in ogni caso credo che la contestazione originaria cadrà nei prossimi giorni. Avesse agito in casa sua, il tabaccaio sarebbe stato coperto dalla legge che abbiamo varato qualche anno fa. Con quella norma, si parte dall’idea che difendersi fra le mura domestiche è legittimo, salvo dimostrare il contrario».
L’estate ha riportato in primo piano il problema del proselitismo islamico nel nostro territorio. Come fermare gli imam che incitano alla lotta armata?
«L’arresto dell’imam di Varese ripropone un tema delicatissimo. Io tempo fa avevo presentato una proposta di legge insieme a Daniela Santanchè che aveva studiato accuratamente il tema. Noi non possiamo accettare che ci siano moschee fuori controllo».
In concreto che cosa proponeva la coppia La Russa-Santanchè?
«Occorre creare un albo degli imam. Gli imam devono essere incensurati, devono conoscere la lingua italiana, devono avere certi requisiti e offrire determinate garanzie. E poi, ma questo non c’era nella proposta di legge, io credo che il sermone dell’imam, non la preghiera, debba svolgersi in italiano».
Addirittura?
«Qualcuno storcerà il naso, ma non importa. Chi predica lo faccia nella nostra lingua».
Col rischio di non essere capito dai fedeli che parlano arabo.
«Siamo in Italia. Parlino in italiano, vedrà che tutti li capiranno».
Fra qualche giorno le vacanze finiranno. Da dove ripartirà?
«Io sono molto orgoglioso perché nel nostro Paese è cambiato un dato culturale di fondo: fino a qualche tempo fa un uomo in divisa, non importa se poliziotto o soldato, era visto male, si gridava al fascista».
Oggi?
«Oggi non più. Oggi i nostri ragazzi in divisa sono amati, sono accolti con affetto, sono benvoluti. Dunque, voglio rivitalizzare la festa del 4 novembre che è la festa dei soldati. Un tempo si andava nella caserme, ma oggi la leva non c’è più».
E allora?
«Utilizzeremo la giornata del 4 novembre per promuovere alcune manifestazioni. Ho formato una commissione mista, militari civili, faremo anche un piccolo festival cinematografico e per l’occasione ho chiamato il critico del Giornale Maurizio Cabona. Vedremo un po’, naturalmente sapendo che i soldi a disposizione sono pochi».
Un’ultima questione, ministro: la fusione fra Forza Italia e An procede davvero a rilento?
«Mi viene da ridere ogni volta che apro i giornali. Capisco che voi facciate il vostro mestiere, ma problemi, problemi veri, non ce ne sono, né di leadership né di altro. Andiamo avanti, un passo alla volta».