Le controfigure di James Bond? Sono tutti della stessa famiglia

Sono quattro, si chiamano tutti Powell e sono stati gli stuntmen dei cinque 007. E adesso? Tocca alla nipotina

Londra - Di padre in figlio, una tradizione familiare lunga oltre 40 anni. Una vocazione domestica al rischio, al pericolo, all'estremo. Perché l'agente speciale con licenza d'uccidere - in almeno 20 dei suoi gloriosi episodi - potesse risultare più intrepido, spericolato, invincibile. Sul grande schermo James Bond assumeva i volti fotogenici di Sean Connery, Pierce Brosnan e Daniel Craig. Ma l'adrenalina delle sue missioni erano altri a fornirla. Una famiglia di 007, la Powell dynasty che con quattro stuntman dallo stesso cognome ha saputo rendere James Bond - di film in film - un formidabile pilota, un irriducibile combattente, un'infallibile cecchino.

Quando Brosnan perdeva il controllo dell'off-shore e si avvitava sul Tamigi (Il mondo non è abbastanza), alla guida c'era un Powell, di nome Gary. E quando Roger Moore sparava con la sua solita Walther Ppk era Nosher a premere il grilletto perché Moore non ne sopportava il rumore. E al volante della Aston Martin utilizzate in Quantum of Solace c'era ancora Gary. Sempre un Powell di mezzo, un segreto custodito da star vanitose che hanno sempre amato l'idea di trasmettere un'immagine di sé di intrepidi temerari pronti a tutto in scena. Tutta finzione cinematografica.

La saga Powell, in missione per conto di Sua maestà, è iniziata con Dinny, che fin da ragazzino bazzicava nei vecchi (e oggi in disuso) Denham film studios nel Buckinghamshire, guadagnandosi tre sterline al giorno come aspirante stuntman. Il suo esordio nei panni del più famoso agente speciale britannico è stato con Dalla Russia con amore. Protagonista era Connery, «un ragazzo aitante, ottimo nuotatore, diretto nei modi», gli attributi previsti dalla sceneggiatura e assicurati dall'atletismo di Dinny. All'epoca, era il 1957, non c'era spazio nei titoli di coda per gli stuntmen, una figura-tabu per gli studios che non volevano sottrarre epicità alle star in celluloide. «Connery era coraggioso, ma certe scene non gli veniva concesso di girarle. Troppo rischiose. Senza di lui non ci sarebbe stato il film», spiega oggi Dinny, 80 anni.

Superato il battesimo, l'azienda di famiglia si è presto allargata. Lo stesso Dinny ha introdotto il fratello più grande Nosher, un ex pugile presto convertitosi all'arte dello stuntman. Quindi è stata la volta dei suoi figli, Greg e Gary, già sul set quando non aveva compiuto tredici anni. «Mio padre girava La spia che mi amava e io marinavo scuola per servire il the agli altri stuntman - il ricordo di Gary -. Giravo per il set e raccoglievo tutte le pistole inutilizzate. A fine giornata mi lasciavano sparare. Era una favola per un bambino come me».
Dinny e Nosher hanno fatto le controfigure di Connery e Moore; Greg ha lavorato con Moore e il dimenticato Timothy Dalton; Il più giovane Gary (45 anni) ha preso parte ai film di Brosnan e Craig. L'unico Bond nel quale i Powell sono stati assenti è Al servizio segreto di Sua maestà (1969), la puntata con George Lazenby. «Era un bravo attore ma con problemi di ego», afferma Dinny.

Tutto il contrario di Moore, «un vero gentleman di Londra», che però difficilmente sarebbe riuscito a interpretare l'agente 007 senza il prezioso aiuto di Nosher. «Non se la sentiva neppure di prendere in mano una pistola, figurarsi sparare», ammette Nosher che nel frattempo è diventato sordo per via di tutte le sparatoie a cui ha preso parte. Infortuni (inevitabili) del mestiere. Che oggi grazie a misure di sicurezza rafforzate sono diminuiti. Una volta ci si lanciava allo sbaraglio, ora esistono tecniche di allenamento e «aiutini digitali» per confezionare una sequenza in maniera più emozionante.
«In scena indossiamo protezioni che una volta non esistevano - il racconto di Gary -. Quando guardi un film di Buster Keaton è impressionante pensare che gli stuntmen erano davvero appesi a una parete senza corde di sicurezza». È andata peggio a Dinny, oggi invalido. Più fortunato Gary, che se l'è cavata con una gamba rotta e una frattura della clavicola.

Eppure la fine della dinastia è ancora lontana dal compiersi. Perché Tilly, la figlia di diciassette anni di Greg, ha già fatto sapere di voler diventare una stuntwoman. E la fidanzata di Gary, Nikki Berwick, trent’anni, ha già sostituito Olga Kurylenko - l'ultima Bond girl - nelle scene più a rischio. «Dopo tutti questi anni, ormai è un affare di famiglia», ride soddisfatto Greg.