Controlli colabrodo a Fiumicino Metronotte al posto dei militari

Massimo Malpica

da Roma

«Se quei monelli delle Jene hanno "bucato" due volte, in due settimane, il sistema di sicurezza dell’aeroporto di Fiumicino vorrà pur dire qualcosa. I filmati trasmessi sono impressionanti, per certi versi anche divertenti, ma c’è poco da ridere se si vanno ad analizzare le macroscopiche carenze evidenziate dalle performance della jena Filippo Roma... ». Gianni Ciotti, sbirro sindacalista del Silp-Cgil, non le manda a dire. Secondo lui, e secondo gli allarmati tazebao redatti da altri sindacati di polizia, lo scalo internazionale romano non è assolutamente sicuro. Le denunce sui «controlli-colabrodo» della Dogana e della Guardia di finanza non si contano più, si moltiplicano le richieste di una authority che coordini l’attività delle forze di polizia dentro e fuori l’aerea aeroportuale dove di sentinella montano - udite udite - pattuglie di metronotte a dir poco impreparate a rispondere a un’incursione terroristica. «All’appello - taglia corto il rappresentante degli agenti Polaria - mancano almeno 400 uomini. E per supplire alla carenza di personale si saccheggiano altri uffici con un solo unico scopo: rinforzare due turni di lavoro (7-13, 13-19) nella fascia oraria in cui è maggiore il traffico dei passeggeri, e dunque le file agli ingressi. Si lasciano scoperte la sera e la notte. Perché i poliziotti, oggi in aeroporto, fanno ordine pubblico, si preoccupano che la gente non litighi in fila». Il j’accuse del sindacalista trova una eco nel carteggio tra l’ufficio polizia di frontiera dello scalo di Fiumcino e il ministero dell’Interno, originato dall’ammissione delle gravi carenze organiche che rendono inapplicabili le ferree misure di sicurezza stabilite dal piano antiterrorismo Leonardo da Vinci. Lo scambio epistolare finisce per diventare, né più né meno, un affannoso programma di soppressione di servizi per cercare di rastrellare personale finora impiegato in mansioni di vario genere destinandolo ai servizi di frontiera e di sicurezza. Ma a leggere in particolare la lettera datata 26 giugno 2007 proprio sulla sicurezza è difficile sentirsi tranquilli: «Dal 1° luglio 2007 la vigilanza del perimetro per la tutela dei beni aziendali della società di gestione, sarà effettuata da due pattuglie automontate di Gpg armate della società di gestione aeroportuale. Le predette pattuglie saranno radiocollegate con la sala operativa Polaria, ed effettueranno turnazione H24. Su tale proposta si è avuto un assenso anche dal prefetto di Roma. Gli uomini così risparmiati, in numero di 10 a causa della soppressione dell’autopattuglia Astor, saranno destinati 8 alla sezione frontiera, e due alla sezione sicurezza». In parole semplici, a difendere e presidiare l’intero perimetro dell’aeroporto non ci sono più né «corpi speciali» né agenti addestrati e adeguatamente attrezzati (con armi lunghe) a contrastare eventuali tentativi di accesso all’area delle piste, ma solo una «guardiania» su ruote della società Adr. Il tutto con la benedizione di prefettura e Viminale.
Ma sguarnire sembra un verbo caro all’esigenza di recupero di agenti. Il dirigente della polizia di frontiera che scrive al Viminale si lamenta dei distacchi di personale della Polaria nonostante le note carenze. Ricorda il poliziotto «decollato» da Fiumicino per atterrare in pianta stabile nell’ambasciata del Cairo o l’altro «in missione prolungata a Cagliari». E soprattutto protesta per «la paventata aggregazione di personale presso il porto di Ostia nonostante che da tempo, questo ufficio ne abbia evidenziato l’inutilità visti gli scarsissimi controlli effettuati in quel porto». Nel momento del bisogno, si sa, tutto fa brodo: così ecco che cinque poliziotti della sezione di polizia giudiziaria, accusati di varie malefatte e poi scagionati ma comunque per motivi di opportunità mai tornati operativi, per il dirigente sembrano perfetti per il «trasferimento alla sezione frontiera». Ecco poi il ridimensionamento del magazzino vestiario: «Personale risparmiato numero 8 dipendenti di ps» annota euforico il funzionario. O la soppressione delle navette per il personale, dove «il recupero sarebbe in numero di 6 dipendenti». Fantastico. Al termine dell’acrobatica tecnica di riorganizzazione del personale, si recuperano in tutto ventiquattro poliziotti. All’appello ne mancano appena trecentosettantasei.