Controlli prima della corsa per frenare la piaga doping

Ermanno Mori

Le odierne vicissitudini del calcio italiano creano ombre di dubbio su tutta una attività sportiva di grande rilevanza e quindi angoscia e preoccupazione da parte di numerosissimi sportivi. Anche il mondo dell'ippica vive momenti di incertezze e, a volte, si verificano episodi su scala nazionale che creano inquietudine. Un punto cruciale, ove è fondamentale avere chiarezza, è quello della lotta contro il doping che altera i risultati di alcune gare, cagionando anche notevoli ripercussioni economiche per il fatto che, una volta accertato un dopaggio, per il tempo trascorso dalla sua consumazione, è impossibile riparare ai danni. Chi ha effettuato il doping potrà essere anche punito ma il danno, cagionato dalla alterazione dei risultati del gioco, dal quale dipendono tutte le entrate U.N.I.R.E., è irreparabile e crea effetti psicologici disastrosi. Dopo la corsa, si prelevano ai vincitori campioni di sangue, di saliva, di urine, si spediscono al laboratorio unico, oramai, dell'UNIRE, sito in Milano, e, dopo alcuni mesi, si conoscono i risultati. Se ci sono contestazioni un ulteriore giudizio arriva dopo altri sei mesi. Intanto «chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato». Da oltre vent'anni questo problema è stato posto anche da persone molto autorevoli ma, nelle regolamentazioni delle metodologie per il controllo anti-doping, sono sempre rimaste zone grigie che suscitano ancora perplessità. Non si è ancora del tutto certi di quali possano essere le sostanze da considerare dopanti e, man mano che si progredisce nei sistemi nutrizionali del cavallo atleta, così come nell'uomo atleta, sorgono fuori i dubbi e si dovrebbero aggiornare periodicamente tutte le elencazioni dei medicinali che man mano si producono e che si ritiene possano creare effetti dopanti. Ma anche questa è una via presuntiva ed imperfetta che può lasciare grossi spazi per i furbi. Nelle nazioni più avanzate si è pensato allora di sostituire al controllo «dopo-corsa» il controllo «pre-corsa». Nei casi dubbi si elimina d'autorità il soggetto sospetto e pertanto il reato (dopare è considerato un reato) non si verifica e, soprattutto, non scaturiscono i grossi danni economici conseguenti al reato stesso. Con le attrezzature odierne, un laboratorio di analisi, fornito dei mezzi per il controllo delle sostanze che effettivamente possono alterare i risultati di una corsa (eritropoietina, per esempio, o cocaina), può dare risultati più che soddisfacenti, ad un costo relativamente basso, che non supera neppure quello per l'impianto di fotofinish a colori prescritto oggi per tutti gli ippodromi. Nel giorno di corse uno dei veterinari, che l'UNIRE invia per i controlli, preparato appositamente e con l'ausilio di un incaricato dell'Ippodromo, può avere il tempo di controllare tutti i cavalli inscritti alle corse nella giornata, che normalmente si aggirano sugli ottanta elementi. Se a questa analisi preliminare sorgono dubbi di dopaggio, il cavallo viene allontanato dalle corse, senza altri provvedimenti, garantendo così, per il pubblico e gli scommettitori, la regolarità della prova. Se in qualche caso, si ritenesse opportuno approfondire l'indagine, i campioni prelevati verranno inoltrati al laboratorio centrale. In America, tale sistema, attuato da oltre vent'anni, funziona egregiamente. Proprio da un paio d'anni, per rintracciare rapidamente l'eritropoietina (la famigerata «epo»), che è un prodotto endogeno, ritenuto di particolare rilevanza nel dopaggio, vengono imposte, alle ditte farmaceutiche produttrici, l'inserimento nel medicinale di sostanze traccianti. Per gli stupefacenti bastano le strisce di prelievo saliva, come per i giovanotti che escono dalle discoteche, per accertarne la presenza.
Per ragioni di spazio si è data una descrizione semplicistica di una metodologia che va accuratamente stabilita ma che, con un po' di buona volontà, non dovrebbe presentare difficoltà insormontabili. Forse il problema più difficoltoso è la ricerca di somministrazione di ormoni, altro fenomeno saliente nel dopaggio ai cavalli. Ma, in questo caso, dottrinalmente, non si è ancora certi della nocività delle somministrazioni.