Il contropiede del Prof Walter voleva mandarlo subito da Napolitano

da Roma

Il giorno della sfida per Beetlejuice è iniziato col gratificante fiele, lui chiuso con Parisi a limare il discorso per la Camera, e Rutelli e D’Alema, che s’aggiravano nel palazzo - ambedue hanno un ufficio anche lì - col fare di chi è tagliato fuori e cerca di carpire una traccia, un cenno. Depistaggio raffinato, del quale ha fatto le spese il ministro Chiti - pur leale con Beetlejuice ma colpevole d’essere amico di Veltroni - che s’è presentato alla conferenza dei capigruppo annunciando dal premier «un discorso sulla situazione generale», dopo ci sarà semmai «un voto sugli ordini del giorno» ma tranquilli, non verrà di certo a chiedere «formalmente la fiducia». Li ha atterrati tutti, altro che muoia Sansone con tutti i filistei: intanto ha annientato Veltroni, Rutelli e compagnia cantante che lo volevano mandare da Napolitano possibilmente senza un voto di fiducia, certamente senza passare per il Senato. Ha imposto la sua musica, e per quanto macabra sia la danza non più sull’orlo del baratro ma ormai sospesa nel centro del precipizio come per Wil Coyote, ma i suoi amici-serpenti son costretti a ballare al suo ritmo.
Per chi non lo ricordasse, Beetlejuice è il protagonista negativo di un cult della commedia horror. È un fantasma perfido ma divertente, che domina come un gigante nel suo cimitero, spadroneggia facendo quel che vuole degli altri fantasmi o zombie, e se ne inventa di ogni genere per tornare nel mondo dei vivi, talvolta quasi riuscendovi. Romano Prodi, appunto.
Che oggi come allora, cioè dieci anni fa, ha ritrovato nella sua battaglia contro «i mercanti del tempio» - i de cuius del Pd «piccoli trafficanti della politica» - il suo allievo e amico Parisi, che a quanti irridono quel suo pallottoliere sballato del 9 ottobre ’98 manda a rispondere che «non contavamo di vincere ma di affermare la democrazia praticandola. Allora, come oggi». E come allora, Prodi ha lasciato Palazzo Chigi baldanzoso e sorridente, se non altro perché la conquista di Montecitorio è sicura e tranquilla. «Va benissimo, penso di farcela», ha risposto ai giornalisti con sprezzo del pericolo. I suoi, li ha fatti piangere: non fermatevi alle immagini televisive, le lacrime che accompagnavano il lungo applauso non erano di commozione bensì di dolore e acrimonia. S’è sparato 19 minuti di parossismo, così gasato da autoconvincersi che sì, il suo governo «ha creduto e crede nell’ambiente e nella sua tutela», ha «riconquistato fiducia in Europa», «sta producendo ogni giorno frutti». Su Marte, direte voi. Ma Beetlejuice, il fantasma che si crede vivo, non s’arrende. Un’apparizione di fuoco la sua, sorda ai boati dell’opposizione e agli applausi della maggioranza. Sugellata dallo sberleffo a quanti lo volevano in prigione, con la richiesta conclusiva di un voto di fiducia della Camera e poi «dei vostri colleghi senatori». Senza temere d’apparire arrogante se ne è andato ignorando ogni altro intervento, «quel che ho detto ho detto» ha sentenziato coi giornalisti.
Irrituale? Peggio. Come il marchese del Grillo, quello di io so’ io e voi nun sete un ..., nel pomeriggio Prodi ha fatto ratificare la richiesta della fiducia da un Consiglio dei ministri convocato tardivamente e con quattro partecipanti, spedendo nel tardo pomeriggio il povero Chiti a formalizzarla in Parlamento. Franceschini, Veltroni e Rutelli non hanno potuto far altro che esprimere «l’assoluta condivisione del percorso proposto da Prodi in aula». Lui li ha ignorati, mandando Sircana a informare che stavano arrivando «migliaia di mail e centinaia di fax», tutti ovviamente di plauso, «Prodi vai avanti», «siamo con te»; s’è pure «ingarellato» con Berlusconi, «i nostri sono più di 7mila».
Beetlejuice spera ovviamente nel Senato, e non è escluso che riesca a impossessarsi della casa che sta infestando. A sera è comparso improvvisamente all’assemblea dei parlamentari del Pd, mentre Veltroni parlava e tutti si son gelati, prima di doverlo applaudire. «Grazie ai deputati per il calore che mi avete dimostrato, per quanto riguarda i senatori li ringrazierò giovedì». E se ne è andato a passo di corsa.