La controprotesta

In largo Augusto alle 12.30 il momento di maggior tensione, ma anche di prima evidente rivolta di veri studenti contro i soliti teppisti, alcuni decisamente fuori età per essere delle superiori. Mentre i facinorosi fronteggiavano le forze dell’ordine, dai marciapiedi decine di adolescenti iniziavano a lanciare insulti. Avendo finalmente capito che le questioni politiche, riforma Gelmini e tenuta del Governo, poco stavano a cuore a chi invece cercava solo lo scontro fisico. Soprattutto coinvolgendo l’intero corteo.
La manifestazione dei «medi» infatti, era rimasta fino ad allora nei limiti della protesta, più o meno rumorosa, più o meno chiassosa. Al netto di qualche imbrattamento, di qualche scritta, dell’irruzione alla Borsa, per altro rintuzzata senza particolari incidenti la mattinata era filata liscia come l’olio e il corteo non sembrava particolarmente combattivo. Del resto le notizie arrivate al nucleo informativo dei carabinieri, indicava gli elementi più bellicosi in viaggio per Roma. Dove si concentrava la maggior parte delle forze dell’area antagonista.
Ma una dimostrazione senza incidenti, avrebbe comunque svilito il movimento milanese, per cui un gruppetto composto in massima parte dal collettivo studentesco «Corsari», irrobustito da attempati anarchici e cani sciolti vari, dopo mezzogiorno ha tentato il tutto per tutto. Per innescare scontri che avrebbero poi coinvolto il resto del corteo. In piazza Missori, primo tentativo di sfondare il cordone degli agenti, subito accantonato visto il numero di uomini in tenuta antisommossa. Le provocazioni verso le forze dell’ordine sono proseguite lungo via Albricci con lanci di uova vernice, sassi, bottiglie e persino sacchetti di escrementi. In Largo Augusto l’ultimo tentativo di scatenare gli scontri. I sedicenti studenti, parecchi dei quali in età più vicina alla pensione che all’adolescenza, si sono calati passamontagna e caschi, hanno estratto artigianali scudi in plexiglass. E improvvisamente dai marciapiedi sono partite bordate di fischi e insulti. E non certo da elementi estranei al movimento ma da decine di ragazzi in tenuta «da manifestazione», molti con la kefiah al collo. A fugare ogni dubbio sulla collocazione dei «contromanifestanti» gli slogan contro i teppisti. Il più gettonato «come la celere, voi siete come la celere». Un insulto rovente. Che faceva reagire i violenti con altri insulti e minacce, sentendosi forse per la prima volta smascherati e isolati.