Contrordine: «Apocalypto» vietato ai minori

da Roma

«Ai galantuomini/non fa paura/una reciproca/gaia censura», scriveva il Giusti, utile ora, mentre un organo istituzionale ne biasima un altro. Accogliendo, infatti, il ricorso del Codacons, che all’apparire di Apocalypto, il film di Mel Gibson bersaglio di un’insperata pubblicità, aveva presentato ricorso urgente al Tribunale Amministrativo Regionale, la seconda sezione del Tar del Lazio ieri ha vietato la pellicola ai minori di 14 anni, per la violenza di alcune scene. Divieto provvisorio, perché il 17 gennaio la questione verrà ridiscussa in camera di consiglio. Così, all’operato della commissione censura, che il 19 dicembre diede via libera al problematico cineprodotto, s’impartisce una sanzione d’ordine. E se all’ufficio stampa di Francesco Rutelli, ministro dei Beni culturali, tengono le bocche cucite col filo del disprezzo per la diffusione di notizie, in Via della Ferratella, sede della Direzione generale Cinema, il responsabile Gaetano Blandini vuole parlare. «Occorre trasformare il concetto di censura in concetto di tutela dei minori: ho un figlio di nove anni, che non è attrezzato a capire i sacrifici umani dei Maya», spiega il manager, i cui telefoni squillano in continuazione.
Le vicende censorie di Apocalypto sembrano un sequel, quasi un genere a se stante. «Da quando si son viste, in tivù, le immagini dell’impiccagione di Saddam, quattro adolescenti italiani hanno messo il cappio intorno al collo, per emulazione: dobbiamo prevenire effetti simili», prosegue Blandini, annunciando che Rutelli, nella riunione di ieri, ha chiesto di lavorare a un disegno di legge, per riformare il sistema di censura cinematografica. Il nostro risale al 1962, quando, con l’articolo 21 della Costituzione, s’imponeva il concetto di buon costume (parole come «tette» o «sedere» non si potevano pronunciare). Tutto da rifare? E in che modo? «Nominando una commissione di esperti, con professori universitari, psicologi, magistrati».
Per il magistrato Simonetta Matone, del Tribunale dei Minorenni di Roma, «la decisione del Tar contrasta con l’unico organo ufficiale di censura e tale dicotomia non mi pare positiva, sebbene sia necessario rivedere i criteri vigenti». Basterebbe ricordare un tormentone tipico, a sinistra, negli anni Settanta: «Chi sorveglia il sorvegliante?», per porsi questioni di merito. Come fa Stefano Dammicco, titolare della Eagle italiana, la Casa distributrice di Apocalypto, che commenta: «Mi chiedo se non si faccia questo cancan, perché è di Mel Gibson che si tratta: un artista indipendente, cattolico, conservatore». Dal canto suo, Leandro Pesci, presidente dell’Anec Lazio, l’associazione degli esercenti di regione, e membro della IV commissione di censura, che ha visionato Apocalypto, lancia un sasso nello stagno: «Bisognerebbe mettere il veto anche ai dvd piratati, per strada. Quelli, chi li controlla?». Uno che di cinema se ne intende, perché viene da una famiglia che se ne occupa da un secolo, il presidente dell’Anec Paolo Protti (anche cugino della produttrice Vania Traxler), da Mantova osserva: «È la prima volta che un Tar regionale interviene sui criteri d’indirizzamento del pubblico e non vorrei si stabilisse,così, un rischioso precedente storico». Il punto è proprio questo.