Contrordine compagni: vogliamo una poltrona

Altro che bimbi e smentite indignate: Cofferati ed Epifani vanno in Europa. Il sindaco che lascia Bologna &quot;per stare col figlio&quot; viaggerà il doppio, il leader Cgil raccoglie i frutti della linea dura su Alitalia. Anche l'<em>Unità</em> conferma: pronto un seggio a Bruxelles

Questa poi, è l’ultima cosa che uno va a pensare. Proprio inimmaginabile. Una vera sorpresona. No perché per settimane abbiamo malignato su Epifani e Cofferati, che sarebbero pronti a candidarsi al Parlamento europeo in quota Pd. Figurati, dicevano loro. E invece? E invece oggi scopri che Epifani e Cofferati sono effettivamente pronti a candidarsi nel Parlamento europeo in quota Pd. Ma guarda i casi della vita. Epifani candidato? E chi se lo immaginava, a parte quei settanta milioni e passa di italiani, neonati e animali domestici compresi. La vera novità è che adesso, alla buon’ora, a darcene conferma ufficiale ci ha pensato l’Unità, che a pagina 8 scopre l’acqua calda: edizione straordinaria, «c’è un biglietto per Strasburgo per Epifani e Cofferati».
Loro se ne accorgono oggi, dell’avventura europea dei due signor no. Ma se ben conosciamo il nostro lettore, possiamo immaginare quel che tribola nel suo stomaco: me lo sentivo, oh come me lo sentivo. Sarà il sesto senso, sarà quel doloretto alla clavicola che si faceva vivo tutte le sere dopo ogni dichiarazione del Guglielmo ai tg nazionali, specie ai tempi del caos Alitalia. Oscuri presagi che ti spingevano ad uscire di casa di corsa, raggiungere la prima ricevitoria della Sisal e giocare a colpo sicuro: scommetto tutto su Epifani che entra in politica. E infatti. Scrive l'Unità: «Da Epifani è arrivato un chiaro segnale di disponibilità». Dalla Cgil dicono che «Guglielmo vuole candidarsi, i treni bisogna prenderli quando passano». Una frase, questa del treno del successo, che starebbe bene in bocca a un aspirante del Grande Fratello, o magari a un tronista di Maria De Filippi, ma che riferita al più potente sindacalista italiano lascia quantomeno perplessi. Non foss’altro che quel sindacalista, negli ultimi tempi, ha sfruttato il suo ruolo per incasinare il tavolo, e imporre veti, e piantare paletti come un vivaista pianta gerani, e battere i pugni nel nome dei lavoratori, quando nel pugno, probabilmente, altro non aveva che il biglietto di prima classe per Strasburgo. Forse quel tagliandino lo stringeva in mano da tempo. Forse già lo sventolava seduto sulla poltrona di casa Veltroni, nei giorni roventi di Alitalia. Anzi, forse quel biglietto gliel’ha dato proprio Veltroni, chi lo sa.
Tra tanti forse, ribadiamo una piccola certezza: candidarsi non è mica vietato. Anzi, è un sacrosanto diritto. Nel caso dei sindacalisti, purtroppo, è anche una sgradevole abitudine. Ma quel che dà fastidio è il vizio di lor signori di nascondercelo fino all’ultimo, di atteggiarsi ad anime belle, di storcere il naso alla sola idea: io in politica? Ma che siete matti? Balle, calunnie, siete dei mistificatori, dei nemici dei lavoratori. E giù salti mortali da fare invidia al Circo Orfei. Prendiamo Cofferati: sempre l’Unità ci dice che «ai piani alti del Pd» stanno per spedire anche lui all’Europarlamento. Lui, che ha appena rifiutato il secondo mandato da sindaco di Bologna perché, dice, «voglio fare il papà». Siccome la famiglia vive a Genova, «facevo il pendolare, ma avevo i sensi di colpa quando mio figlio restava a casa lontano 300 chilometri», dice il Cinese. Ora: considerando che la distanza tra Genova e Bologna è precisamente di 301 chilometri, mentre la tratta Genova-Strasburgo ammonta a 611 chilometri, chi vogliamo prendere in giro? Delle due l’una: o Cofferati è così una pippa in geografia da violentare l’Atlante piazzando l’Alsazia al posto dell’Emilia, oppure da eurodeputato, e da papà, viaggerà il doppio di prima. C’è poi una terza ipotesi, quella più realistica: Cofferati prenderà il suo bell’aereo per una decina di giorni al mese (all’Europarlamento hanno orari da impiegati dell’anagrafe) e si godrà le auree prebende europee con Epifani. Il quale, poco prima di imbarcarsi, avrebbe già abdicato manco fosse Vittorio Emanuele terzo, cedendo il trono Cgil alla fedelissima Susanna Camusso. Insomma, dopo tante battaglie per la pensione, finalmente per Epifani e Cofferati una grande vittoria: la loro, di pensione, sarà certamente prestigiosissima.
Poi per carità, ripeto, facciano pure. Tanto lo sanno tutti che in Italia il sindacalista sogna di fare il politico, e poi finisce per fare tutte e due le cose insieme. Lo sanno tutti che per i generali del sindacato la politica è una grande occasione per chiudere in bellezza la carriera, perché, come diceva il grande segretario Cgil Giuseppe Di Vittorio, «i treni bisogna prenderli quando passano». Ma almeno, in futuro, evitino di scandalizzarsi quando tutte queste cose gliele facciamo notare.
Piesse: scusate, la frase citata non è di Di Vittorio, ma di Pietro Taricone.