Contrordine d’agosto La Juve insegue

L’immagine di Javier Zanetti che alza una coppa, la prima coppa vera e seria della stagione, ha già fatto il giro d’Italia, perché certi fotogrammi, per il grande popolo interista, si sono persi in soffitta. L’immagine di Michael Schumacher che attraversa, a testa bassa, solo e solitario il tunnel di uscita all’autodromo di Istanbul, ha fatto ugualmente il giro, non d’Italia ma di ogni dove perché la Ferrari e il suo campione del mondo stanno conoscendo quest’anno una stagione orribile, quasi fantozziana. E tra due domeniche Monza si prepara a un appuntamento senza coriandoli e annunci di grandeur, nonostante i pronostici e i proclami ai quali si era lasciato andare il presidente della Ferrari alcune settimane or sono: «Sogno l’inno di Mameli a Monza». Al massimo per Fisichella e Trulli, visto quello che ha passato e passa il garage di Maranello, poco «aderente» alla realtà, per colpa delle gomme, dicono, o dei circuiti, ridicono, mai della scuderia medesima e dei suoi responsabili tecnici.
Pallone e motori hanno riunito, come consuetudine, gli italiani, quelli ancora in ferie e quelli al rientro, afflitti tutti dagli aumenti di qualunque genere. Il pallone di Juventus-Inter ha comunque divertito, con i soliti noti già in prima pagina, Ibrahimovic e Veron per dire dei migliori, o Del Piero, per dire del peggiore, un gambero in mezzo a tanti squali, supportato dalla claque del Delle Alpi, sopportato dal resto della comitiva; la supercoppa italiana, idea di Paolo Mantovani nel 1988 che l’aveva mutuata dalla Charity Shield inglese datata 1904 e modificata nel 1974, ha rilanciato le quotazioni dei nerazzurri e sgonfiata la montata lattea sulla Juventus già data per stravincente su qualunque campo ma che ha già giocato a oggi tredici partite in quaranta giorni e, per aumentare gli introiti ma contro il parere di alcuni, va mercoledì a Barcellona per il trofeo Gamper che può essere una trappola pericolosissima, dopo le sconfitte con Milan e Inter. Le quali, invece, possono vivere di luce riflessa, l’Inter giocandosi il ritorno dei preliminari di Champions contro il Donetsk quasi come un allenamento e il Milan che dal trofeo Berlusconi è uscito con qualche vitamina in più, messa in corpo anche dall’infortunio di Buffon.
Tra cinque giorni parte comunque il campionato numero 103 o 104 (anche in questo caso la confusione resta sovrana, nel 1921 vennero disputati due tornei, il nostro vizietto è antico). Era il più bello del mondo, così ci veniva riconosciuto, ma è diventato il più incasinato dell’universo, così ci siamo fatti riconoscere. Colpa degli avvocati e dei giudici protagonisti, dei dirigenti intrallazzatori e dei tifosi vandali, di un carrefour di interessi che non sono soltanto in conflitto ma spesso superflui.
Parte comunque con la voglia comune di lasciarsi alle spalle certi fumi tossici ma tenendo a portata di mano la maschera a gas. Perché basterà un fuori gioco non fischiato, un altro inventato, una gomitata e un rigore, per ritornare quelli di prima, con il meraviglioso pubblico che incendierà i cassonetti e insulterà i calciatori di colore. È lo spettacolo del calcio. Del nostro calcio.