Contrordine degli ambientalisti: "Solo il nucleare salverà la Terra"

Questa è la rivincita di Enrico Fermi e dei ragazzi di via Panisperna. Le centrali nucleari non evocano più l’apocalisse, il freddo siderale di Chernobyl, le atmosfere da day after, con la neve e la polvere atomica, di certi video anni ’80. Le marce del popolo verde a Montalto di Castro sono archeologia storica. Il nucleare, quello che l’Italia ha cancellato con un referendum emotivo, non è più un tabù. Lo dicono gli ambientalisti, di tutto il mondo. Qualcosa è cambiato. Questo è il momento in cui molti ecologisti fanno outing e dicono: ci siamo sbagliati. Le centrali nucleari sono indispensabili per ridurre le emissioni di anidride carbonica. Il concetto è semplice: per salvare la madre terra l’unica strada è non demonizzare il caro vecchio atomo. È quello che scrivono sull’Independent quattro inglesi «pentiti». Stephen Tindale, fino al 2005, era il direttore di Greenpeace: «È stata come una conversione religiosa. Essere contro il nucleare era il primo comandamento di un ambientalista, ma mi sono reso conto che l’energia atomica è meglio dei cambiamenti climatici». E chi sono gli altri tre? Lord Chris Smith of Finsbury non è un barone qualsiasi, ma il presidente dell’agenzia britannica per l’ambiente. Chris Goodall, uno storico pasdaran verde, e Mark Lynas, giornalista e autore di Six Degrees, i «sei gradi che possono cambiare il mondo», una sorta di cronaca sul come finiremo tutti arrosto. Questi quattro cavalieri dell’apocalisse non hanno rinnegato la propria religione, ma hanno spuntato dalla lista dei peccati mortali il nucleare. Lynas arriva perfino a dire che la moratoria sulla costruzione di nuove centrali, ora revocata dal governo di Londra, è stata un «errore enorme, per il quale ora la terra sta pagando il prezzo». Gli ecologisti si sono resi conto che l’unica alternativa al nucleare sono le vecchie centrali a carbone. Quelle che hanno riempito il cielo di nebbia verde.
Gli ecologisti, per più di vent’anni, si sono mossi nel mondo come una masnada di Savonarola. È stato il loro grande errore ideologico. Hanno trasformato la sacrosanta tutela della terra in una guerra santa, da invasati, carichi di verità assolute, di scomuniche. Questo è buono e questo è cattivo. Ma l’atomo non è il demonio e neppure la «particella di Dio». È solo l’energia più pulita e meno costosa che c’è. Ora, adesso. Come al solito è il male minore. È pericoloso se ci giochi male, se non stai attento e si porta dietro il problema delle scorie, che vanno smaltite. E non è facile. Ma questo lo sapeva anche Fermi, quando il 2 dicembre 1942 fece partire, a Chicago, il primo reattore nucleare a fissione.
La lista dei crociati pentiti è lunga. Patrick Moore, co-fondatore di Greenpeace, ha scritto un mea culpa. «Ho dovuto cancellare trent’anni della mia vita». James Lovelock, padre spirituale del «principio di Gaia», quella quasi religione olistica che adora la Terra come unico e grande essere vivente, ora sostiene: «L’opposizione al nucleare si basa su una paura irrazionale alimentata da fiction di tipo hollywoodiano, la lobby verde e i media». Stewart Brand, fondatore di The Whole Earth Catalog, assicura che lo stoccaggio dei rifiuti radioattivi è «un problema sormontabile».
Qui, in Italia, ha fatto scandalo la conversione di Chicco Testa. Nel 1987 era presidente di Legambiente e fu uno dei promotori dei tre referendum anti nucleare. «Pentito? Una volta, molti anni fa, scrissi in un articolo di essermi pentito per un’opinione sostenuta. Allora ero deputato nel Pci e Pajetta mi mandò un biglietto con queste parole: un comunista può cambiare opinione, ma non pentirsi. Nelle scelte pubbliche questa parola non dovrebbe esistere. Non sono argomento di fede. Non mi piacciono gli anatemi che si scagliano contro i pentiti. E neppure le Sante Inquisizioni». Chicco Testa non si è pentito. Ha solo cambiato idea. In mezzo ci sono vent’anni senza centrali nucleari.
Tutti gli anti nuclearisti raccontano la conversione come la fine di un pregiudizio. Gwyneth Cravens, autrice di Il nucleare salverà il mondo, partecipava a tutte le manifestazioni al Greenwich Village di New York. È cresciuta a Albuquerque e da bambina immaginava montagne piene di armi nucleari, funghi atomici che avrebbero sovrastato gli altipiani e contaminato i fiumi, con l’amichetta di scuola preparava piani di evacuazione extraterrestri in caso di attacchi sovietici: «Ero terrorizzata dalla Guerra Fredda, da Chernobyl e dalle radiazioni. Poi ho scoperto i fatti, le cifre. E ho cambiato idea». La luce arriva grazie a un incontro, quello con il chimico Rip Anderson, scienziato ecologista che lavora nel laboratorio nucleare del Nuovo Messico. «Un giorno mi parlò bene del nucleare e io ero in completo disaccordo. Lui mi suggerì di andare a verificare con i miei occhi. È quello che feci». Il risultato è che il nucleare costa poco, azzera l’inquinamento da biossido di carbonio e i rischi di malattie cardio-respiratorie. L’esempio migliore è la Francia. «Il cielo francese era sporco, oggi è pulito».
I monatti della paura non fanno bene al mondo. La rivincita del nucleare, in fondo, racconta questo. La paura è terre fredde e siderali. È l’apocalisse del gelo e quella del fuoco. È il surriscaldamento e le acque che si ribellano e inondano i continenti. È il futuro prossimo venturo di Cortina con il mare. È la voglia di tirar fuori tutti i nostri incubi e poi farli diventare politica. È quel maledetto buco nell’ozono. È la primavera troppo calda o troppo fredda. È la fine delle mezze stagioni. È il bagno di qualche pesce strambo, e tropicale, nel Mediterraneo. È il cielo di Asterix, che prima o poi ti cade in testa. La fine del mondo magari è vicina, ma è meglio che non siano gli ecologisti ad annunciarla.