Contrordine: il fumo fa bene alla memoria

RomaLa nicotina potenzia le facoltà mnemoniche. E dunque può rallentare gli effetti di malattie neurologiche devastanti per la memoria come il Parkinson e soprattutto l’Alzheimer. A confermare che l’alcaloide non ha effetti soltanto negativi sul cervello è uno studio italiano, potenzialmente rivoluzionario, del Consiglio Nazionale delle Ricerche, in particolare dell’Istituto di bioimmagini e fisiologia molecolare. La ricerca è stata presentata a Washington al Congresso mondiale della Society for Neuroscience. La sostanza agisce sulla working memory, ovvero la memoria di lavoro che, semplificando, corrisponde alla memoria breve, quella che ci permette di trattenere un’informazione e anche di manipolarla temporaneamente.
Alberto Zani, il ricercatore che ha messo a punto l’indagine scientifica, assicura che «i risultati confermano le scoperte della ricerca neurobiologica sui modelli animali che evidenziano il ruolo cruciale della nicotina nel trattamento dei principali sintomi del Parkinson, come i disturbi della memoria e le discinesie motorie». La nicotina insomma sarebbe in grado di frenare non soltanto la perdita dei ricordi ma anche le alterazioni del movimento.
Lo studio ha osservato le reazioni di due gruppi di giovani divisi in non fumatori e fumatori, consumatori di una quantità di sigarette giornaliera compresa tra 7 e 20.
I partecipanti dovevano prestare attenzione ad una serie di stimoli che venivano presentati in punti diversi dello spazio, mantenendo però lo sguardo fisso, premendo un tasto per rispondere. Questo test serviva, spiega Zani, a verificare «i meccanismi cerebrali di orientamento selettivo dell’attenzione visuo-spaziale e misurare il tempo di reazione». Per indagare specificamente sulla working memory invece dovevano tra le altre cose contare a ritroso sottraendo tre cifre alla volta.
Durante la sperimentazione sono stati usati 128 sensori per registrare l’attività biolettrica cerebrale dei volontari («evented related potenzial, Erp»). Alice Mado Proverbio, docente di Psicobiologia alla Bicocca di Milano, spiega che così si è stati in grado di «monitorare il variare della funzionalità cerebrale in funzione dei compiti e della stimolazione visiva». Risultato? «Nel doppio compito attentivo-mnemonico i fumatori in media sono stati 50 millisecondi più veloci mostrando inoltre anche molte meno omissioni di risposta», afferma la ricercatrice, specificando però che il gruppo dei fumatori risultava più lento «nel compito di programmazione e decisione motoria».
É stata poi impiegata la tecnica Loreta, la tomografia a bassa risoluzione, per evidenziare «il ruolo fondamentale svolto dai neuroni frontali e prefrontali dell’emisfero destro nella capacità di gestire un aumento del carico di lavoro e nell’espansione della working memory, indotte dai livelli plasmatici di nicotina», prosegue Zani.
«Si apre un’interessante prospettiva per l’utilizzo terapeutico della nicotina non soltanto per le discinesie ma anche per i problemi di memoria del Parkinson - conclude il ricercatore - Questo è il primo studio a mostrare effetti sulla memoria nell’uomo da parte di questa sostanza, che possono trovare utili applicazioni nel trattamento del Parkinson e anche dell’Alzheimer».
Questi risultati ottenuti sull’uomo vanno dunque a confermare la sperimentazione condotta sui topi geneticamente privati della sub unità a5 dei recettori nicotici, che avevano mostrato deficit di attenzione e di memoria rispetto ai topi “normali“ nonostante il trattamento con nicotina.
Ad affermare in precedenza che la nicotina interagisce con sostanze come la dopamina (la cui mancanza è responsabile dei disturbi del Parkinson) e la noradrenalina migliorando la concentrazione e la memoria era stato un paio di anni fa uno studio, condotto però appunto soltanto sui topi, dai ricercatori del King’s College di Londra. Quello del Cnr è dunque il primo studio che dimostra gli effetti della nicotina sulla memoria dell’uomo.