Contrordine: l’indulto fa crescere i crimini

Michela Giachetta

Sorpresa: l’approvazione dell’indulto «può determinare una lievitazione del pericolo di commissione di reati». Ad ammetterlo ieri è stato il prefetto di Roma Achille Serra, in una comunicazione inviata agli uffici di piazzale Clodio (in particolare al presidente del tribunale Alberto Bucci e al procuratore capo Giovanni Ferrara). Dato questo pericolo, aggiunge il prefetto «è necessario, ottimizzare l’impiego delle risorse, umane e strumentali, delle forze di polizia». Pertanto Serra invita la Procura a «tener presente tale assorbente necessità, affinché se ne possa tenere adeguatamente conto anche ai fini della eventuale richiesta dell’ausilio della forza pubblica per compiti di varia natura, anche quando connessi alla tutela dei diritti patrimoniali».
Tradotto in soldoni, significa che le forze di polizia sono richieste in città per evitare che si ripetano ancora quegli episodi di microcriminalità che hanno riempito le pagine di cronaca per tutto agosto e che spesso hanno visto come protagonisti persone appena uscite dal carcere grazie all’indulto. E che di questo si deve tener conto nel momento in cui si decide di utilizzare un certo numero di agenti per altre situazioni.
Eppure la maggioranza capitolina, appena dopo l’approvazione del provvedimento, non aveva fatto alcun cenno a questo pericolo, anzi aveva menzionato altro. Aiuto, assistenza sanitaria, solidarietà: queste le parole registrate in città a fine luglio, utilizzate soprattutto da Comune e Prefettura. Nessuno ha parlato di un maggior pericolo per la città, del rischio di incorrere in un più alto numero di reati, di vedere in giro più delinquenza, con tutte le conseguenze che essa comporta. Anzi, in città è scattata una vera e propria gara di solidarietà: il Campidoglio ha preparato un «kit delle 24 ore», molto simile a quello predisposto dalla Provincia, da dare ai detenuti appena usciti con tanto di mappa dei trasporti pubblici e quattro buoni pasto da 5,25 euro l’uno. Fra le altre cose, è stato aperto uno sportello dedicato all’assistenza delle persone prive di risorse sociali e familiari e ampliata di cinquanta posti la rete di accoglienza temporanea. E il prefetto ha coordinato l’attività di volontari e operatori presenti in tutte le carceri romane per dare un primo orientamento.
Ma tutto questo, evidentemente, non è servito a scongiurare il pericolo di un aumento del numero di reati. Così ora Serra, che a inizio agosto aveva chiesto alla polizia «di non accanirsi, per evitare di vanificare l’indulto», corre ai ripari. E per evitare che la situazione in città degeneri decide di inviare quella lettera, con la quale fra l’altro si raccomanda che «il personale delle forze di polizia venga destinato in maniera precipua all’espletamento dei servizi» di ordine e sicurezza pubblica, con attività di prevenzione e di controllo del territorio, «ponendo attenzione ad evitare ogni forma dispersiva che attenui o incida negativamente sulla capacità operativa e sui livelli di efficienza dei servizi in questione».
Resta da capire come il prefetto intenda prevenire «la lievitazione del pericolo di commissioni di reati». E che cosa intenda per «forma dispersiva». La polizia (oggi assente) alla stazione Tiburtina, che eviterebbe di lasciare i viaggiatori in balia dei tassisti abusivi sarebbe «dispersiva»? E se non questo, cosa?