Controrevolución Raul cede ancora

Un altro passo della lunga e lenta marcia indietro dal socialismo cubano ordinata da Raul Castro, presidente e fratello minore (ma pur sempre ottuagenario) del più famoso Fidel: i cubani potranno legalmente comprare e vendere case. Un pezzo di libertà economica che la revolución del 1959 si era mangiata insieme con tante altre, alcune delle quali gli stessi rivoluzionari stanno ora restituendo pezzo per pezzo nel disperato tentativo di tenere in piedi il regime salvandolo dalla bancarotta che nel lungo termine è conseguenza inevitabile delle sue storture ed inefficienze.
La nuova legge, che avrà effetto a partire dal 10 novembre, riguarda unicamente i cittadini cubani che risiedono permanentemente nell’isola. Allo scopo di mantenere il controllo dello Stato, prevede che tutte le transazioni immobiliari avvengano tramite conti sulla banca di Cuba, e che siano soggette a commissioni bancarie. Oltre a queste, i contraenti dovranno pagare una tassa dell’8 per cento sul valore dell’immobile, da ripartire in parti uguali.
Si tratta indubbiamente di un passo avanti per le famiglie cubane, che potranno in molti casi migliorare le loro condizioni di vita. Se l’applicazione della legge non si dimostrerà troppo complicata, potrà porre fine a un universo di trucchi sottobanco fin qui utilizzati per comprare e vendere case nonostante la ferrea proibizione «rivoluzionaria»: dai complicati baratti multipli alle compravendite illegali realizzate a suon di dollari al mercato nero, ovviamente senza la minima garanzia. Per facilitare le transazioni si arrivava a celebrare matrimoni di facciata, e addirittura a trasferirsi in casa di persone anziane e bisognose di aiuto, per poi poter ereditare la loro proprietà.
Ma questa nuova apertura in campo economico rischia di rivelarsi un’arma a doppio taglio per il regime, sempre preoccupato di evitare che a Cuba si scivoli da un sistema socialista lievemente elastico a uno sempre più liberista di fatto. Ecco dunque che accanto all’annuncio ufficiale della liberalizzazione compaiono i divieti: ciascun cubano non potrà diventare proprietario di più di una casa in città e una in campagna, nel tentativo di impedire il formarsi di grandi proprietà immobiliari. Soprattutto, la nuova legge varrà solo per i cittadini cubani residenti: niente acquisti di case per gli emigrati all’estero, dunque. Gli esiliati potranno peraltro inviare a Cuba i loro fruscianti dollari per aiutare i parenti a comprarsi case nuove, ed è fin troppo facile immaginare che tramite prestanome squattrinati (il salario medio a Cuba è di 20 dollari al mese) la norma potrà essere aggirata. Altrettanto facile immaginare che l’arma principale nelle mani dello Stato rimarrà la burocrazia, che fungerà da «ufficio complicazione e controllo» come già sta accadendo per altre «storiche» riforme come quella che permette l’acquisto di auto nuove.
Ieri intanto, dopo due giorni di detenzione è stato rilasciato senza alcuna imputazione il dissidente e premio Sakharov Guillermo Farinas. Ordinaria intimidazione di Stato: a Cuba tutto cambia perché nulla cambi.