Contship dirige la prua verso Voltri

Vito de Ceglia

Così, tanto per cominciare: «Ora, inizia la vera partita. Abbiamo un obiettivo e lo perseguiremo con tutte le nostre forze. È garantito». E subito dopo: «Anzi, questa è l'occasione per rilanciare il nostro interesse per il porto di Voltri. Ma anche per il distripark, un'area retroportuale di 720mila metri quadrati che sarà utile per fare sistema». Poi, un appello alla città e alle sue istituzioni: «Ci sono state troppe speculazioni sulla nostra offerta per il nuovo sesto modulo del terminal Vte (un’area di 14mila metri quadrati). È stata interpretata come un'azione ostile. Chi lo pensa, non ha capito niente. È normale che un'azienda dinamica voglia espandersi, perché sono gli stessi clienti a chiedercelo. Quindi, noi stiamo cercando spazio dove possiamo trovarlo».
La grinta è quella di sempre, nonostante l'afa capitolina. È da Roma che Cecilia Eckelmann Battistello, amministratore delegato di Contship Italia, conferma al Giornale - in vista del prossimo Comitato portuale, decisivo per le sorti del Vte - le intenzioni del primo gruppo terminalista italiano: «L'offerta è per il nuovo sesto modulo del terminal, ma non è detto che non si possa allargare anche al quinto visto che le performances del Vte sono sottostimate rispetto alla reale capacità delle aree in concessione alla società controllata dalla Port Authority di Singapore». Per suffragare la tesi, Cecilia Battistello pone un interrogativo: «La Spezia Container Terminal fa lo stesso volume di Voltri, nonostante Voltri abbia 1 milione e 233mila metri quadrati contro i 270mila di Lsct. È normale? Penso che queste cifre dovrebbero fare riflettere...». A certificare l'effettivo stato di salute del Vte sarà - come riportato nei giorni scorsi su queste pagine - la società Deloitte. In merito, l'amministratore delegato di Contship afferma: «Il gruppo è a conoscenza degli atti, sulla base della legge 241 per la trasparenza degli atti amministrativi e correttamente l'Authority ci ha fatto pervenire tutta la documentazione. Siamo in grado di dare dei giudizi, ma lo faremo solo quando avremo finito i nostri approfondimenti. E qui mi fermo. Palazzo San Giorgio ha rispettato i termini di legge. Tuttavia, lunedì scorso abbiamo chiesto ulteriori informazioni circa l'ultimo piano d'impresa del Vte. La società, però, ha fatto una diffida all'Authority».
Nel caso in cui Contship Italia si aggiudicasse il nuovo sesto modulo, qualora venisse messo in gara (è in corso una procedura da parte dell'Authority per stabilire se quest'area spetta di diritto all'attuale terminalista, il Vte, oppure no), il gruppo prevede di portare a Genova un traffico pari a 350mila teu (unità di misura convenzionale che corrisponde al container da 20 piedi) entro i primi cinque anni d'attività, partendo da centomila teu e poi crescendo progressivamente. Per Voltri è previsto un investimento di circa 40 milioni di euro. Il terminal darà lavoro a 170 addetti nel primo anno, per arrivare a 450 unità a regime.
Solleva, Cecilia Battistello, anche alcune obiezioni sull'accordo siglato tre mesi fa tra il Vte e il gruppo P&O Nedlloyd: «Fino ad oggi, resta un'intesa virtuale, visto che è stata annunciata ma nessuno ne conosce i contenuti. Sarebbe interessante saperne qualcosa di più...». Circa la futura (e ormai probabile) acquisizione della compagnia di navigazione P&O Nedlloyd da parte del gruppo danese AP Moeller (alias Maersk Sealand), leader nel trasporto mondiale di container, e i riflessi che questa operazione avrà sul porto di Voltri, l'amministratore delegato di Contship Italia ammette: «Ho fatto personalmente i complimenti ai miei “amici“ della Maersk perché penso che sia stata una bella mossa. Anche perché il colosso danese è nostro partner a parità di quota nel terminal di Bremerhaven, e a Gioia Tauro, dove la scorsa settimana ha aumentato la sua quota, passando dal 10% al 33%. Quindi, credo che per il nostro gruppo sia positiva questa operazione visti gli ottimi rapporti che abbiamo con Maersk».