Convegno I colonnelli berlusconiani: «Pdl operazione irreversibile»

Che il 14 dicembre sia uno spartiacque politico è chiaro non solo ai detrattori del Pdl ma anche a chi nel Popolo della libertà ci sta (e anche bene). «Chiariamo subito le cose - esordisce Fabrizio Cicchitto, aprendo il convegno sul futuro del Pdl che ha visto riuniti ieri alla Camera dei deputati, oltre ai ministri Alfano e Brunetta, anche Gaetano Quagliariello, Maurizio Gasparri e Claudio Scajola - l’operazione Pdl è irreversibile». E concordano tutti su questo punto. Magari ci possono essere divergenze se questo sia il partito dei moderati o dei conservatori o dei riformisti lib-lab (formula cara a Brunetta). Sul fatto che si iscriva nella continuità della rivoluzione operata nel ’94 da Forza Italia però sono tutti d’accordo. Cicchitto torna volentieri col pensiero a quegli anni. «Allora era quasi una formazione di centrosinistra - ricorda il capogruppo del Pdl alla Camera - che copriva il vuoto creato dal giustizialismo che aveva decapitato Dc e Psi». Oggi però, ricorda Cicchitto, c’è bisogno di radicarsi sul territorio perché si sta perdendo la voglia di confrontarsi sui temi, preferendo l’espasperazione del personalismo. Che poi, a bene vedere, come puntualizza Quagliariello, è la politica di oggi a richiedere una leadership forte. «Basta pensare a Blair, Sarkozy e Zapatero - spiega il coordinatore del Pdl - e se la sinistra rinfaccia il cosiddetto berlusconismo è semplicemente perché dai tempi di Berlinguer sono orfani di una leadership forte». Scajola pensa più al futuro: «Magari abbiamo bisogno di un nuovo simbolo e di organi e forme assembleari di confronto. Se ci fosse stata più discussione interna molti del Fli non se ne sarebbero andati. Per un partito democratico come il nostro il pluralismo è infatti un valore». «Il Pdl deve andare avanti - gli fa eco Gasparri -. Bisogna scrollarsi di dosso ogni deriva identitaria. A maggior ragione dopo l’uscita di Fini che ha dimostrato paradossalmente che gli ex An rimasti, cioè la maggioranza, vogliono difendere la pluralità del Pdl e soprattutto il sistema del bipolarismo». «Il Pdl è l’unico partito in grado di mettere in atto una vera rivoluzione liberale - conclude Alfano - e il fatto che questo alla sinistra non piaccia può solo confortarmi che la strada sia quella giusta».