In un convegno l’eredità politica del prof. Miglio

«L'Italia unita non serve più gli interessi dei cittadini», dice Franco Cangini, che pure nello Stato nazionale ha creduto e della I Repubblica ha scritto la miglior sintesi (Newton Compton). La II Repubblica l'ha deluso, perché - proprio lui, così realista - aveva avuto l'ingenuità di crederci. Ci attende ora il destino della Jugoslavia? O quello della Cecoslovacchia? Certo non quello della Svizzera, perché due o tre Italie, per posizione geografica, non potranno permettersi la neutralità. Anzi, la stessa neutralità svizzera è in pericolo, visto che Usa e Unione Europea ne reclamano l'allineamento bancario e politico. Un'Italia frazionata peserebbe ben poco e diverrebbe un satellite, non più il membro subalterno di una coalizione, com'è ora. L'argomento, che sfugge all'attenzione dei notisti politici, presi solo dalla politica politicante, sarà uno dei temi nel convegno di oggi (ore 17, Circolo della stampa, corso Venezia 16), promosso dalla Fondazione Federalista per l'Europa dei Popoli dell'on. Mario Boghezio, su «Gli insegnamenti del professor Miglio». L'occasione è la ristampa del suo primo libro: La controversia sui limiti del commercio neutrale (Aragno, euro 13), apparso originariamente nel 1942, quando la questione della neutralità era drammatica. Già allora l'Italia non poteva permettersela. La crisi economica però potrebbe cambiare quello che pareva un destino, l'erosione degli Stati nazionali. L'autarchia torna di moda, parola del ministro Tremonti. E poi sia gli Stati Uniti sia l'Unione Europea, sono fondati sul denaro. Quando il tenore di vita avrà subito il tracollo che gli esperti prevedono a partire da fine anno, queste potenze non finiranno come l'Urss? Il Paese del comunismo reale è imploso solo vent'anni prima che le previsioni di Karl Marx sulla fine del capitalismo si rivelassero realistiche, se non ancora reali... Al convegno odierno - introdotto dal direttore della Padania, Leonardo Boriani, moderato da Gianluca Savoini, capo ufficio stampa della Regione Lombardia - sono invitati il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, il professore Ettore Albertoni, i giornalisti Andrea Rognoni e Marcello Veneziani.