Convenzione sospesa a Ikt: in migliaia senza più cure

Stefania Scarpa

Hanno manifestato in centinaia, ieri, davanti alla sede del Consiglio regionale per segnalare un problema che pesa come un macigno sulle loro spalle: l’interruzione delle terapie di riabilitazione dei loro congiunti, spesso bambini e anziani, che incombe sulle spalle di migliaia di famiglie romane a partire dal prossimo lunedì. Tutto nasce da una vicenda giudiziaria ancora in itinere, che ha chiamato in causa i titolari della società «Ikt» con l’effetto della sospensione della convenzione con la Regione.
Ma una soluzione deve essere trovata, e presto, chiedono le famiglie degli assistiti: l’efficacia di terapie svolte da psicologi, neuropsichiatri, fisioterapisti, logopedisti e psicologi dell’età evolutiva è legata infatti alla continuità nel tempo, il che significa stesso medico o stesso terapista fino alla fine della cura; un dato che diventa strategico quando la fiducia del paziente nella cura dipende dalla figura umana del terapista, perché l’assistito è un bambino.
L’interruzione delle cure, che i 520 terapisti dei centri in via di chiusura stanno ancora erogando a ben 4.000 pazienti, non può quindi trovare una soluzione efficace nell’inserimento nelle liste d’attesa: nelle Asl di appartenenza dei pazienti infatti si parla di tempi di attesa di mesi, il che significherebbe l’interruzione di fatto di cure su cui si basa la quotidianità degli assistiti e dei congiunti.
Di qui il dramma vissuto da migliaia di famiglie e la manifestazione alla Pisana per chiedere che la Regione non si lavi le mani del problema perché c’è una differenza radicale tra la vicenda giudiziaria, che riguarda soltanto i vertici della Ikt, e quella umana delle famiglie.
Diverse le ipotesi sul tappeto. La prima, una sospensiva della delibera di revoca della convenzione, per far sì che l’assistenza erogata dai terapisti non venga interrotta finché non si sia identificata una nuova soluzione. La seconda, una convenzione diretta tra terapisti e Asl, che consentirebbe di proseguire l’assistenza soprattutto nel caso delle terapie domiciliari. No, invece, alla interruzione senza alternative.
Ad accogliere le istanze delle famiglie e dei lavoratori è stato ieri il vicepresidente della commissione Sanità della Regione Lazio Stefano De Lillo, che assieme a colleghi dell’opposizione e della maggioranza ha incontrato le famiglie. «La commissione Sanità della Regione Lazio deve affrontare al più presto questa realtà drammatica che coinvolge migliaia di famiglie e che deve essere al più presto risolta – ha detto De Lillo – Di fronte a vicende come questa la politica deve abbandonare la logica degli schieramenti per concentrarsi esclusivamente a individuare e attuare soluzioni. Per questo, come opposizione, siamo fin da ora pronti a sostenere le iniziative che l’assessore alla Sanità vorrà mettere in campo per risolvere con urgenza il problema degli assistiti, ma al contrario daremo battaglia nel modo più severo se la scelta della giunta sarà quella di lavarsi le mani della vicenda o di posticipare sine die la soluzione di un problema così drammatico, un problema che mette a rischio e toglie ogni speranza alla già difficile condizione dei pazienti e delle famiglie».